domenica 29 agosto 2021

Rerum (vulgarium?) fragmenta

Riflessioni - anzi, frammenti di pensieri - di fine Agosto. Fuori traccia, fuori dall'ufficialità, fuori da tutto. Anche queste "metaeconomiche", e scritte strettamente di getto, affidate al manipolo consueto di manzoniani lettori senza garanzia alcuna di scientificità o di applicabilità generale, anzi!

Nella vita - dei singoli, delle aggregazioni sociali, delle istituzioni - ci sono cose da fare. Che si dividono in "cose che si possono fare" ed in "cose che si devono fare".

L'articolazione del confine tra queste due grandi categorie è mutevole. E si modifica non solo nello spazio, ma anche nel tempo.

Perché? Be', essenzialmente perché mutano gli argomenti della funzione relativa (e forse anche la forma funzionale): dalle priorità "politiche" (vocabolo su cui forse occorrerebbero lunghe discussioni dedicate) più o meno esplicitate alla sensibilità sociale, dal tipo e dalla natura dell'influenza del rapporto col Divino alle opportunità di ottenere informazioni, dalla qualità delle informazioni ottenute alla capacità di riuscire ad elaborarle per trarne un quadro più o meno coerente, nozioni di "responsabilità" individuale e sociale, e così via.

Questo vale per le istituzioni umane e per tutti noi, che facciamo parte di - forse, meglio, siamo immersi in - questo universo (o in una specifica sezione quadridimensionale dello stesso), e che siamo definiti dalle stesse modalità con le quali percepiamo il tempo, lo spazio, la "realtà".

Già, la realtà. Qualsiasi cosa significhi. Un po' come il tempo definito da Sant'Agostino: "Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so".

Forse la nostra "continuità" come esseri è garantita proprio dal fatto che, nonostante conosciamo - almeno per sentito dire - le contraddizioni tra le leggi che regolano il regno dell'infinitamente piccolo e quelle che regolano il mondo "a nostra dimensione", non ce ne curiamo più di tanto. E così, il paradosso di Einstein-Rosen-Podolsky non ci toglie il sonno, il principio di indeterminazione non ci rende sgomenti, la questione dell'entanglement non solleva, almeno nel 99,9% della popolazione mondiale, tormentosi interrogativi di natura filosofica e anche metafisica (nel senso letterale del termine).

La via per capire chi siamo e dove siamo è ancora ben lunga. Figurarsi quella per capire dove andiamo. Ci affidiamo al procedere della scienza e/o alla religione, ma la maggior parte di noi non contribuisce in maniera diretta in questi campi. Forse molti attendono illuminazioni gnostiche. Chissà...

Ma, per tornare all'inizio, la nostra vita rimane scandita dalle cose da fare, suddivise come sopra.

E dunque?

Talvolta, magari non mentre siamo impegnati nelle "cose che si devono fare", la nostra mente può - oziosamente? - per attimi più o meno lunghi sintonizzarsi su frequenze d'onda meno anguste. Non so come descriverlo, un po' come se aumentasse la "larghezza di banda" del nostro pensiero.

E questo può portare a diversi risultati. Dipingere scenari su cose terrene, concentrasi su megatrend... oppure anche meditare: sull'Uomo e sullo Spazio-Tempo, sulla materia e sul nostro ruolo nell'Universo, sulla effettiva natura della "realtà".

Nondimeno, rimane forte la sensazione che le "cose che si devono fare" vadano comunque fatte, anche se magari sono molto meno "sexy" e se consumano tanta parte del tempo che ci è concesso. O almeno del tempo che ci è concesso "qui".

Viene in mente l'esempio di una cavia utilizzata per esperimenti. Sapete, tipo: entra in un labirinto, e trova il cibo: la cavia mangerà solo se, quando e nella misura in cui troverà il cibo rispondendo correttamente a determinati stimoli.

Ebbene, quand'anche la cavia fosse dotata di una intelligenza e di una profondità speculativa non comuni, tali da superare anche le nostre, e ragionasse sulla vita, l'Universo e tutto quanto (mi si scuserà la citazione)... ebbene, si diceva, comunque la "natura" della cavia (essere fisico abbisognante di energia sotto forma di cibo) de il suo "stato" (essere, per l'appunto, una cavia per esperimenti, e non avere mezzi per modificare tale "realtà", che diviene un insieme di condizioni al contorno entro le quali cercare un ottimo vincolato) sarebbe tale da costringerla ad indirizzare i propri sforzi sul "qui ed ora", a concentrare la propria intelligenza sui labirinti proposti dagli sperimentatori. E questo, anche quando essa fosse pienamente e completamente consapevole della "irrilevanza cosmica" dei labirinti e degli esperimenti. Insomma, la cavia potrebbe anche essere un genio, ma in fondo le priorità del suo agire rimarrebbero almeno parzialmente eterodeterminate, in parte dalle condizioni al contorno, in parte dalla propria natura/proiezione in questa realtà.

Ed eccoci qui: noi, un po' cavie, un po' sperimentatori, minimamente demiurghi e molto poco divini, perennemente impegnati ad affrontare i labirinti di questa Terra. Influenzati dalla nostra "realtà" e dalla nebbia conoscitiva che ancora la avvolge, celandone aspetti fondamentali.

Ed eccomi qui anch'io. Con i miei difetti e le mie qualità specifiche. Con i miei pensieri, le mie opinioni, le nozioni accumulate, le sensibilità personali... Tutto quanto mi fa interagire con il nostro Universo, o mi farà interagire fino a che non si compirà il mio percorso qui. Dopo di che, presumibilmente, almeno su questo piano dell'esistenza andrà tutto perduto, nel bene e nel male.

Quanto spreco di tempo. Immaginate: ciascuno di noi impiega - attivamente o passivamente - una vita per arrivare a formarsi, ma il tempo è così poco, e tutto - almeno in relazione a questa "realtà" - è destinato a compiersi nell'oblìo. Alcuni grandi personalità (o presunte tali) vengono ricordate: ne vengono annotati e citati taluni pensieri, discorsi, opere. Ma, in ogni caso, tutto entra in un gigantesco circolo ermeneutico gadameriano, mentre l'originario autore non può più interagire.

Del resto, questa è la situazione attuale. Lo sappiamo, no? Non è reale ciò che è razionale... il resto lo sapete.

Sta a noi, forse, cercare di trovare modi per aumentare la "larghezza di banda" del nostro pensiero. Senza diventar obbligatoriamente Stiliti, ma vivendo in questo mondo. Dedichiamoci alle "cose che si devono fare", ma non dimentichiamoci delle "cose che si possono fare".

Ricordo una vecchia, vecchissima storia. Apparsa in appendice ad un Dylan Dog o ad un Martin Mystère risalenti alla mia adolescenza, malauguratamente persi tra un trasloco e l'altro.

Oggi sono in ferie, e dunque, per sfortuna del passante lettore, posso dilungarmi un po'.

Si trattava di un racconto breve e per certi aspetti "provocatorio". In estrema sintesi, per quanto possa ricordare dopo tanti anni, un giovane scienziato brillante è sul punto di perfezionare uno strumento che permetterà finalmente di vedere l'atomo, direttamente, senza se e senza ma e senza bisogno di interpretare traiettorie in una camera a bolle o di altri strumenti a latere.

Al termine di una conferenza di presentazione del proprio lavoro, riceve la visita di un distinto signore, scienziato di fama, che lo invita ad una riunione molto riservata.

Nel corso della riunione, viene proposto al giovane scienziato di affiliarsi a questo gruppo di persone famose, denominato "Ipse dixit", e gli viene svelato il segreto dei segreti: tutto ciò che c'era da scoprire sulla vita, l'Universo e tutto quanto (riutilizzo la citazione di prima, che qui ci sta molto bene!) era in realtà già stato scoperto. L'atomo era effettivamente una entità alla base della materia, ma indivisibile. E la Terra era piatta, e le sonde che effettivamente erano state lanciate per vedere cosa si trovasse al di là venivano regolarmente distrutte.

Ma allora, chiede il giovane, perché tutto questo "teatro" su nuove scoperte di fatto inesistenti? La risposta più o meno era: per tener vivo l'uomo, perché vi sia comunque un cammino senza il quale l'uomo deperirebbe.

Il nostro giovane eroe va via dalla riunione dichiarando che continuerà il proprio lavoro. mette a punto il proprio strumento e si avvede che gli atomo sono effettivamente entità indivisibili, e come tali sono chiaramente visibili.

Sconvolto, si suicida, e si risveglia sull'altra faccia del pianeta... dove scopre che ci sono purgatorio ed inferno.

Tener vivo il percorso, dunque, a prescindere da quali siano il punto di partenza e quello di arrivo. Senza che vi siano saperi iniziatici, circoli essoterici, senza addirittura che vi siano un paesaggio da osservare o cose da scoprire.

Un racconto "estremizzante" e, come si diceva, probabilmente animato da una "vis provocatoria", pur rimanendo evidentemente un "divertissement". Qualcosa da cui cogliere vibrazioni e suggestioni, ricordando peraltro i pericoli di un uso indiscriminato dell'"ipse dixit" nelle cose umane.

Ma ora è tempo per me di tornare alle "cose che si devono fare". Buonanotte.

sabato 14 agosto 2021

La citazione del giorno - Brian Deese

“The idea of an open, free-market global economy ignores the reality that China and other countries are playing by a different set of rules. Strategic public investment to shelter and grow champion industries is a reality of the twenty-first-century economy. We cannot ignore or wish this away. That’s why we need a new strategy.”

Brian Deese, Director of the National Economic Council degli Stati Uniti, da "Foreign Direct Investment: A new strategy for the United States", 5.8.2021, pubblicato qui.

 

mercoledì 11 agosto 2021

Nuvole e sicurezza nazionale

"The concentration of ownership over cloud infrastructure and the ability for hyperscale firms to aggregate expertise while supporting capital-intensive innovation is a benefit to users and the technology ecosystem. The influence of these same firms over the shape of the internet and the opacity of their internal decision-making should do more than raise eyebrows amongst the policy community and civil society. This includes national security organs in the EU and the United States, including agencies working in support of the US National Cyber Strategy, which calls for an open, interoperable, reliable, and secure internet".

da Trey Herr, "The Cloud - The Geopolitics of cloud computing", AC, Agosto 2020, richiamando in particolare Executive Office of the President of the United States, “National Cyber Strategy of the United States of America,” September 2018, https://www.whitehouse.gov/wp-content/uploads/2018/09/National-Cyber-Strategy.pdf.

MICE, ovvero della natura umana

Denaro/Ideologia/Coercizione (o compromissione)/Ego. In italiano l'acronimo risulterebbe DICE (dado). Ma, salvo che per gli amanti dei g...