Le strategie di iconizzazione e le icone hanno una propria dignità ed un proprio spazio sia nella politica sia, in un senso più ampio, nella Storia.
Dignità e spazio guadagnati, per così dire, sul campo. Banalmente, in misura più o meno incisiva in funzione delle innumerevoli variabili che influiscono sulle interazioni sociali (e sulle scienze sociali, ivi inclusa l'Economia), queste strategie sono risultate efficaci.
E' forse possibile (oziosamente?) mettere in fila alcuni punti fermi, che in questa calda - forse, e non solo metaforicamente, troppo calda - Domenica d'estate vengono alla mente in proposito. Il tutto con l'avvertenza che non si intende certo in questa sede formulare giudizi "estetici" o di opportunità, ma solo raccogliere pensieri sparsi, "in libertà", come da titolo del blog.
In primo luogo, va osservato che la creazione di una icona può assolvere diverse funzioni: contribuire ad ottimizzare comportamenti di varie classi di attori quando occorra coordinare vasti settori della società o di una istituzione o azienda complessa per il raggiungimento di uno scopo di comune utilità; rendere meno complessa e costosa l'implementazione di scelte forse necessarie, ma controverse e/o dibattute all'interno del corpo sociale; fare da "credit enhancement" per una istituzione/azienda/Stato, individuando nell'icona una sorta di amplificatore della fiducia - vuoi verso l'esterno, vuoi verso l'interno - che costituisce un qualcosa di più e di diverso rispetto ad un semplice ruolo di garanzia; curare la scrofola attraverso l'imposizione delle mani (magari questo è un po' desueto...), etc.
In secondo luogo, il ruolo di icona, nel tempo, è stato associato a persone di natura diversa. Intanto, a volte lo status di icona è attribuito quasi automaticamente a chi ricopra una certa carica o un certo ufficio (l'Imperatore, il Re, il Capo di una setta o di un gruppo industriale o finanziario, persino il proprietario non gerente di un certo insieme di aziende). Talvolta invece, viene attribuito "ad personam" proprio per agevolare e/o sancire l'accesso ad una delle cariche o uffici di cui sopra.
In terzo luogo, è osservabile l'elaborazione di una sorta di "leggenda" sottostante al ruolo di icona (curioso... viene in mente che, se non erro, con il termine "leggenda" si individua anche la storia costruita ad hoc per un agente sotto copertura di un servizio segreto).
E qui la costruzione della leggenda si correla alla qualità ed alla storia del soggetto prescelto come icona. In quanto tale, non sempre i risultati effettivamente conseguiti sono importanti nella narrazione, ma è indubbio che individui di maggiore capacità rendono le cose più semplici. Si va dunque dalla creazione di aneddoti al sostegno generalizzato a mezzo editoriale in senso lato, dalla più o meno agevole estensione e generalizzazione di qualità possedute in determinati settori allo sviluppo progressivo di nuovi rami di narrazione. Insomma, volendo sintetizzare al massimo, ciascuna leggenda contiene elementi di fantasia, che possono legarsi, integrarsi o addirittura sostituirsi a quelli reali, e che possono anche essere quantitativamente prevalenti rispetto a quelli reali.
In quarto luogo, si constata che, al fine di ottimizzare e massimizzare il rendimento dell'icona nel tempo e nello spazio, se ne rende necessario un certo grado di "isolamento".
In parole semplici, quanto più l'icona viene "isolata" dagli affanni, dalle scelte e dalle conseguenze rivenienti dal "day by day management" di qualsivoglia tipo di struttura, tanto più è facile deflettere dalla stessa e sterilizzare le conseguenze degli (inevitabili) errori commessi, massimizzandone al contempo il coinvolgimento ed il ruolo (più o meno reale) in dinamiche e narrazioni di successo. Le grandi strategie si possono aggiornare, gli errori gestionali un po' meno.
Perché, in fondo, il "segreto" è appunto questo: isolare l'icona il più possibile da qualsiasi associazione con notizie negative, ed enfatizzarne invece l'associazione con notizie positive. Il tutto, in qualche modo, al di là ed al di sopra della realtà fattuale e, si potrebbe dire, al di là del bene e del male. Si può notare, en passant, che tali "aggiustamenti" del rapporto tra una persona e la realtà sono più agevolmente conseguibili con successo in relazione a taluni ruoli piuttosto che ad altri, e ciò a prescindere dalle qualità dell'icona.
Premesso tutto quanto sopra, sulla qualità degli esseri umani che sono stati tempo per tempo iconizzati (ma si immagina che il tutto sia applicabile, per la gioia dei cultori delle teorie del complotto, anche a rettiliani, grigi, abitanti del pianeta Nibiru e quant'altro), sulla rilevanza qualitativa e quantitativa dei risultati ad essi associabili e sulla bontà degli stessi, ciascuno svilupperà le propria idee e le proprie valutazioni.
Come sempre, e più di sempre, vale la massima einaudiana: "Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare".
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