sabato 25 marzo 2023

Crisi, orgia di acronimi, questioni irrisolte

Dunque, in un mondo che evidentemente fatica a distinguere tra bond, AT1, AT2 e CoCo, in 2 settimane di "non QE" la Fed ha bruciato gli sforzi fin qui impiegati nel QT al fine di riportare "teleologicamente" il bilancio verso dimensioni ante QE.

Ma alla fine, si è alle prese con temi oramai (e purtroppo) divenuti consueti.

Temi quali il disallineamento tra il possesso di derivati e l'esposizione ai rischi da cui teoricamente questi dovrebbero coprire, e la validità dell'assunzione (ancora) in cerca di dimostrazione rigorosa che vuole che il diffondersi dei derivati faccia sì che i rischi si allochino presso le unità operative maggiormente in grado di gestirli.

E infine, al di là delle considerazioni su chi abbia fatto partire, ad esempio, la speculazione ribassista su Deutsche, l'ennesima sottolineatura della miscela talvolta esplosiva che si viene a creare tra comportamenti irrazionali (si sa, l'homo oeconomicus è un concetto utilissimo a fini didascalici, ma non proprio in linea con la realtà osservabile), fatti, informazioni e modalità di presentazione delle stesse.

Meditate gente, meditate... 

venerdì 3 marzo 2023

Un esempio di spirale prezzi – profitti: Tim

In tempi in cui si discute quanto sia temibile una spirale prezzi salari al momento solo eventuale, giacché i salari vanno riducendosi in termini reali, si registrano invece esempi concreti e non eventuali di spirale prezzi profitti.

Prendiamo la Tim, ad esempio. La società, nell’annunziare un aumento immediato delle proprie tariffe,  annunzia altresì che il canone sarà in futuro incrementato annualmente tramite un meccanismo di indicizzazione dei prezzi. Un po’, se si vuole, la riedizione della scala mobile, ma applicata agli stessi prezzi, e non ai salari, con implicazioni in qualche modo “autoricorsive”.

Ma in realtà, volendo forse essere un po’ teatrali (ma nemmeno tanto), si parla di una “super” scala mobile.

Infatti l’aumento automatico sarà pari al 100% dell’inflazione misurata dall’indice di inflazione IPCA, MAGGIORATO di un coefficiente fisso pari al 3,5%, e senza tener conto di eventuali “valori negativi” dell’indice stesso (e sì, il concetto non sembrerebbe proprio essere stato enunciato in maniera rigorosa, ma il senso pare più che chiaro).

Insomma, semplificando, se ci fosse deflazione o l’indice dei prezzi fosse perfettamente fermo, i canoni aumenterebbero comunque del 3,5%. Se l’inflazione fosse del 5%, l’aumento sarebbe invece pari all’8,5%.

Unica gentile concessione è il riconoscimento di un tetto massimo degli aumenti fissato nel 10% annuo. Un po’ pochino per la verità.

Va bene favorire gli investimenti; va bene tener conto della situazione debitoria ereditata dalla corrente gestione in funzione di note e ripetute –  nonché talvolta questionabili – operazioni di finanza straordinaria. Ma forse se ne sta tenendo conto un po' troppo.

Per raffronto, si consideri, fra l’altro, che, dopo i recenti incrementi dei tassi, il tasso reale minimo che verrà offerto nella prossima asta di Btp Italia quinquennali sarà pari al 2,00%. E che il meccanismo degli stessi tiene conto, sebbene in maniera ritardata e parziale, di eventuali variazioni negative dei prezzi.

E’ divertente immaginarsi quali sarebbero i titoli dei quotidiani ed i commenti qualora venisse introdotta, in favore di salari e pensioni, una indicizzazione automatica all’andamento dei prezzi pari al tasso di inflazione aumentato del 3,5%...

MICE, ovvero della natura umana

Denaro/Ideologia/Coercizione (o compromissione)/Ego. In italiano l'acronimo risulterebbe DICE (dado). Ma, salvo che per gli amanti dei g...