lunedì 25 gennaio 2021

USA - Burns, Sullivan e la politica estera

Giusto un altro piccolo flash sulla politica estera americana. Nell'assenza di dettagliati riferimenti nel discorso inaugurale del quarantaseiesimo presidente egli Stati Uniti, annotiamo alcune concordanze nel pensiero di taluni dei componenti di punta della nuova squadra.

Abbiamo già evidenziato alcuni punti parlando di Jake Sullivan nell'ultimo post del 2020.

Come noto, William J. Burns sarà a capo della CIA durante la presidenza Biden. Lo stesso Burns, tra le molte voci del suo affollato CV, sfoggia anche la presidenza del Carnegie Endowment for International Peace, prestigioso think tank.

Proprio in questa veste, ha pubblicato in rete un interessante articolo dal titolo " A New U.S. Foreign Policy for the Post-Pandemic Landscape - As the global order crumbles, the United States must reinvent its role in the world", consultabile qui e ripreso in Italia anche da "L'intellettuale dissidente".

Nell'articolo è possibile ritrovare alcuni concetti assolutamente concordanti con il "Sullivan pensiero" così come ricavato dal lavoro di cui abbiamo parlato nel post citato ("Making U.S. Foreign Policy Work Better for the Middle Class"), pubblicato sempre in ambito Carnegie Endowment.

Burns parte da una affermazione per così dire "di principio": "We live in a new reality: the United States can no longer dictate events as we sometimes believed we could".

Da questa considerazione sorge la consapevolezza di dover fare i conti con risorse limitate, che vanno utilizzate al meglio in un nuovo quadro strategico ed operativo: "We must reinvent the purpose and practice of American power, finding a balance between our ambition and our limitations".

Il tutto, con in mente una prospettiva ben precisa: "Smart foreign policy begins at home, with a strong democracy, society, and economy".

Di qui, il richiamo ancora più diretto a quella stessa "politica estera per la classe media" di cui si parlava con riferimento a Sullivan :"The well-being of the American middle class ought to be the engine that drives our foreign policy".

Ovviamente l'intervento è molto più ampio, e sopra ho fornito i link sia all'originale sia al commento de "L'intellettuale dissidente".

Qui, in maniera molto più circoscritta, si intendevano evidenziare quelli che sembrano essere leitmotiv le cui basi sono condivise all'interno della squadra del nuovo Presidente.

Si tratta di una serie di convinzioni che da un lato porteranno ad un nuovo vigore della cooperazione internazionale soprattutto in alcuni temi chiave (quello che Burns chiama "un nuovo multilateralismo"), e dall'altro ad una presenza "geopolitica", anche militare, ripensata. Dove la consapevolezza di dover fare i conti con risorse limitate e con una scala di priorità più concentrata verso l'interno sembrerebbe non tradursi in un completo ritiro da alcuni scenari. Anzi, la presenza in questo senso potrebbe (ri)allargarsi, ripensando alcune decisioni prese nel corso della Presidenza Trump.

Ma si tratterebbe di una presenza più "selettiva". Uno strumento per essere appunto presenti, raccogliere maggiori e migliori informazioni, preservare il patrimonio di contatti e di alleanze "in loco". Per "contare" nello sviluppo e nella risoluzione di certe crisi, evitando il rischio di marginalizzazione e quello di vedere gli spazi lasciati liberi occupati da altri. Ma anche una presenza tesa ad obiettivi strategici in parte mutati, e che sembrerebbe chiamerà in causa gli alleati come e più che in passato. E, in particolare, per quanto riguarda la Cina, si definirebbe un modus vivendi di coo-petizione, sull'assunto che "preventing China’s rise is beyond the United States’ capacity, and the two countries’ economies are too entangled to decouple".

Ma siamo solo agli inizi. E, come sottolinea Burns, "the next administration [l'articolo appare in una prima versione su "The Atlantic" a Luglio 2020 per poi essere ripubblicato nel successivo mese di Settembre] will have to reinvent U.S. alliances and partnerships and make some hard - and overdue - choices about America’s tools and terms of engagement around the world".

 

1 commento:

  1. Update 3 Marzo 2021. Giusto per seguire lo svilupparsi del pensiero: https://www.state.gov/a-foreign-policy-for-the-american-people/

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