Chris Patten, ricordato spesso come ultimo governatore della Hong Kong "britannica", affronta, in un intervento dal titolo "The UK’s Hard Brexit Choices Have Arrived" (consultabile qui), alcuni temi di fondo della Brexit e li mette in relazione con la visione strategica come delineata nel "policy document" sulla "GlobalBritain" di recente pubblicazione.
Ora, tralasciando volutamente le questioni in merito alla bontà delle scelte strategico-commerciali ed alla loro effettiva implementazione, nonché le polemiche sulla mancata pubblicazione di stime sull'impatto del "Brexit deal" sull'economia, dal testo segnalato sembrano emergere un paio di punti più "politici" su cui riflettere.
Il primo, "secco", è più una osservazione che una opinione, e si possono utilizzare le stesse parole di Patten per riassumerlo: "Since the United Kingdom left the European Union, relations with its continental neighbors have gone from bad to worse. On both sides, a toxic blend of distrust and nationalism increasingly infuses almost every contentious issue"
Il secondo è invece più articolato, e riguarda alcune scelte di fondo del governo di Sua Maestà. Scelte questionabili non tanto in assoluto (sebbene siano forse state caratterizzate da una certa dose di approssimazione, soprattutto considerando che rappresentavano una cesura notevole rispetto ai comportamenti negoziali della precedente compagine), quanto in relazione alla volontà/capacità di onorare (la radice etimologica del termine non è casuale) gli impegni presi conformandosi ad un generale principio di buona fede, mantenendosi coerenti e segnalandosi così, soprattutto in questa fase, come partner affidabili per il presente e per il futuro. E questo non solo verso l'UE.
La questione concerne, in particolare, gli impegni presi sullo "status" dell'Irlanda del Nord. Anche qui si possono utilizzare direttamente le parole dello stesso Patten, rinviando alla lettura del testo completo dell'articolo per ulteriori dettagli: "...the only way to avoid re-establishing a border between the Republic and Northern Ireland (which would undermine the 1998 Good Friday Agreement that brought peace to the UK province) is for Northern Ireland to remain in the customs union with a border of some sort between it and the British mainland. Johnson signed up for this – something that his predecessor, Theresa May, refused to do – and then denied that there would be such a border." E ancora: "Now, his European minister, David Frost ... has announced that the UK will ignore the Withdrawal Agreement until it gets what it wants".
Potrebbero, a questo punto, tornare alla memoria quelle antiche parole di Dean Gooderham Acheson, che così tanto, si disse, offesero Harold Macmillan, ricordate in questo articolo dello "Spectator": "Great Britain has lost an empire and has not yet found a role. The attempt to play a separate power role — that is, a role apart from Europe, a role based on a ‘special relationship’ with the United States, a role based on being head of a ‘commonwealth’ which has no political structure, or unity, or strength — this role is about played out. Great Britain, attempting to be a broker between the United States and Russia, has seemed to conduct policy as weak as its military power."
Ma ovviamente si tratta di altri tempi, altre circostanze, altri personaggi.
Questo è l'Anno del Signore 2021, 1 ab Brexit...
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