domenica 26 settembre 2021

Il paradosso del debito scarso

Di recente, il là è stato (ri)dato da un intervento di Varoufakis su Project Syndicate. Un intervento che va oltre la mera valenza "tecnico-finanziaria", tant'è che esordisce ricordando un commento del quotidiano tedesco "Tagesspiegel", riferito alla nota vicenda AUKUS, che parla di una "brutal lesson in geopolitics".

Ma noi oggi manterremo il nostro focus circoscritto proprio alle questioni tecnico-finanziarie. Dicevamo che Varoufakis ha solo riavviato, in questo ambito, un dibattito su una questione non nuova, ma che continua ad essere lontana dal trovare una soluzione soddisfacente: la questione di un "safe asset" europeo".

Vale a dire, in termini molto semplici, della creazione e disponibilità di un titolo europeo, denominato in Euro, a rischio zero (o meglio, "minimo"), dotato di una liquidità tale da consentirne, tra l'altro, una sua "internazionalizzazione".

Se l'Euro deve aumentare il proprio peso come valuta di riserva internazionale, se l'Europa vuole - anche per esigenze geopolitiche su cui qui sorvoliamo - un sistema dei pagamenti "autonomo", ebbene ciò implica che all'esterno dell'area Euro vi siano soggetti che debbano poter investire su un siffatto "safe asset", per scadenze diverse corrispondenti ad utilizzi diversi (gestione liquidità a breve, investimeno stabile delle riserve, etc.).

E se, in prima approssimazione, i titoli di stato tedeschi potrebbero rappresentare appunto una "proxy" di un siffatto "safe asset", ebbene rimarrebbe il problema che di tali titoli... non ve ne sarebbero abbastanza!

Va considerato, tra l'altro, che quando si pensa al concetto di liquidità di un safe asset, questo concetto andrebbe declinato in più dimensioni, e marcatamente in quella dello stock tempo per tempo esistente, delle transazioni inerenti tale stock, dei flussi di nuova emissione, e di una "elasticità" del mercato - derivante anche dalle sue dimensioni - che possa assorbire le variazioni di domanda ed offerta, specie sul secondario (ma primario e secondario sono intercomunicanti sotto diversi aspetti), generantisi al di fuori del territorio europeo anche in relazione ad eventi di natura geopolitica.

Per quanto riguarda l'area del dollaro non vi sono problemi: attualmente il "safe asset" è costituito dal debito federale USA, in relazione al quale, ultimamente, non si lamentano certo fenomeni di carenza di stock o di offerta di nuove emissioni sul mercato primario!

Date queste considerazioni, ecco una luce diversa sotto la quale considerare l'emissione di Eurobond. Una emissione, si badi, non effimera e destinata ad esaurirsi nel tempo, ma nel tempo continua, e capace di adattarsi alle condizioni che si dicevano.

Un male necessario secondo alcuni, ma nondimeno - appunto - necessario, in particolare se l'Europa davvero vorrà mettersi sulla strada del conseguimento di taluni obiettivi strategici. Ma,  per altre motivazioni, uno strumento necessario anche qualora tali obiettivi strategici venissero accantonati.

Certo, non ci si illuda. Non si tratta di una via né semplice, né immediata.

Sullo sfondo restano il tema delle riforme istituzionali all'interno dell'Europa, del ruolo della BCE, e soprattutto la questione principe del "prestatore di ultima istanza".

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