domenica 20 febbraio 2022

Falsa efficienza e danni reali

Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo. Chi non ricorda questo passo di "Pinocchio"?

Invece di falsa (sedicente) efficienza derivante essenzialmente da assenza di controlli ve ne sono forse di tre tipi, peraltro non mutuamente esclusivi: quella che alla lunga procura danni all'interno; quella che viene sbandierata a scopi propagandistici; e quella che invece procura danni all'esterno.

Ora, non è che si voglia accusare le autorità britanniche di essere ancora condizionate da una qualche forma di sindrome di Francis Drake... però la questione delle registrazioni sospette (tanto per utilizzare ampie dosi di "understatement") fatte ai danni di banche ed istituzioni italiane nel Regno Unito pesa (cfr. "Il Sole 24 Ore" del 18 e 19 Febbraio 2022).

La circostanza che tali attività "sospette" siano condotte sfruttando lacune del funzionamento della locale Companies House (registro delle imprese) già note ma - volutamente o meno - non affrontate oltremanica, non può che costituire una aggravante e rendere più severo il giudizio sull'accaduto.

Con buona pace, beninteso, di tutti i "Doing Business Index" e di tutte le false efficienze "percepite" di questo mondo...

lunedì 14 febbraio 2022

Una inflazione è per sempre

 “Chi scopre di essere stato penalizzato dalla fiammata [dei prezzi e dei tassi di interesse] accumula rancore…Sarà diffidente in futuro”. Un brevissimo passo tratto da un articolo di de Bortoli (“Cambio di stagione”, su “l’Economia” del 14.2.2022). Al di là di qualche “sbavatura” nel resto dell’articolo (ad esempio viene forse un po’ enfaticamente definito “iperinflazione” il dato annuale attuale in USA e in Europa), è una affermazione che forse merita giusto un attimo di riflessione.

Bene ha fatto il Governatore Visco a ricordare i “basics” dell’inflazione e della spirale prezzi/salari. Non può però sottacersi un elemento riguardante i “salariati”, o comunque tutti coloro i quali subiscono il sistema dei prezzi e non contribuiscono direttamente alla relativa fissazione.

Quella che Visco definisce una imposta (auspicabilmente) temporanea, è temporanea per davvero? Soprattutto in tempi in cui, e per buoni motivi, viene offerta, se ci si passa il termine volutamente iperbolico ma immaginifico, una “scala mobile per le imprese” attraverso la revisione non solo dei prezzari ma anche delle modalità di ripartizione delle variazioni dei prezzi una volta conclusi gli appalti pubblici.

Una imposta è temporanea se pagata per un periodo di tempo limitato (e possibilmente certo). Nel caso di specie, anche qualora il tasso di inflazione rientrasse verso l’arcinoto obiettivo del 2% annuo, rimarrebbe non dimeno uno “scalino” (nemmeno tanto “ino”) dei prezzi, e questo scalino sarebbe tanto più marcato quanto più perdurasse il periodo di inflazione sostenuta.

Il “rientro” invocato ed auspicato da Visco sarebbe con tutta probabilità un rientro del tasso di variazione dei prezzi, non del livello dei prezzi stessi, a meno di non voler immaginare una “deflazione compensativa” futura che, per molti motivi, non è propriamente da augurarsi.

Ecco allora che l’incremento del livello dei prezzi, se non ristorato, equivale coeteris paribus, per i percettori di reddito fisso, alla perdita di una fetta di potere di acquisto a titolo definitivo. E dunque ad una imposta perpetua, e non temporanea.

Vanno quindi trovate forme di contemperamento di varie esigenze, per evitare l’ancorarsi della “diffidenza” di cui parla il de Bortoli, nonché, analogamente al caso di perdite patrimoniali, l’accumularsi del “rancore”.

venerdì 4 febbraio 2022

Assicurazioni, pandemia e mercati

Val la pena annotare l’estrema sintesi di un recente tema di discussione (il n. 1363) della Banca d’Italia (AAVV, “Insurers’ investments before and after the Covid-19 outbreak”)

Gli assicuratori italiani, sottolineano gli autori del lavoro, in generale rivestono un ruolo di stabilizzazione sui mercati finanziari, tendendo ad aumentare l’esposizione verso titoli il cui prezzo sia diminuito.

Peraltro, gli autori notano che la capacità degli assicuratori di resistere agli shock è diminuita, in media, successivamente al manifestarsi della pandemia. Le decisioni di investimento degli assicuratori dopo lo scoppio del Covid  sono state influenzate da considerazioni in merito al proprio livello di capitalizzazione, e nel "Tema" si sottolinea come gli assicuratori non abbiano svolto un ruolo stabilizzante se gli stessi erano caratterizzati da un livello di solvibilità relativamente inferiore e per attività più esposte al rischio di un aumento dell'assorbimento di capitale (viene fatto l’esempio delle obbligazioni societarie con rating tripla B). Infine, si evidenzia che gli assicuratori hanno ridotto la loro esposizione a titoli il cui prezzo era sceso per attività relative a passività più volatili, come i portafogli vita "unit-linked".

Può non essere così scontato, come potrebbe apparire a prima vista, sottolineare che gli effetti prociclici/anticiclici sui mercati dipendono non solo dalla solidità patrimoniale degli attori, ma anche alla struttura delle relative passività, che ovviamente corrisponde alle politiche commerciali ed alle classi di prodotti offerti alla clientela. Clientela che, a propria volta, cerca di soddisfare a bisogni di stabilità è di accumulo di lungo termine. Con tutte le considerazioni che ciò comporta in termini di appropriatezza nel lungo termine di determinate formule.


MICE, ovvero della natura umana

Denaro/Ideologia/Coercizione (o compromissione)/Ego. In italiano l'acronimo risulterebbe DICE (dado). Ma, salvo che per gli amanti dei g...