Val la pena annotare l’estrema sintesi di un recente tema di discussione (il n. 1363) della Banca d’Italia (AAVV, “Insurers’ investments before and after the Covid-19 outbreak”)
Gli assicuratori italiani, sottolineano gli autori del lavoro, in generale rivestono un ruolo di stabilizzazione sui mercati finanziari, tendendo ad aumentare l’esposizione verso titoli il cui prezzo sia diminuito.
Peraltro, gli autori notano che la capacità degli assicuratori di resistere agli shock è diminuita, in media, successivamente al manifestarsi della pandemia. Le decisioni di investimento degli assicuratori dopo lo scoppio del Covid sono state influenzate da considerazioni in merito al proprio livello di capitalizzazione, e nel "Tema" si sottolinea come gli assicuratori non abbiano svolto un ruolo stabilizzante se gli stessi erano caratterizzati da un livello di solvibilità relativamente inferiore e per attività più esposte al rischio di un aumento dell'assorbimento di capitale (viene fatto l’esempio delle obbligazioni societarie con rating tripla B). Infine, si evidenzia che gli assicuratori hanno ridotto la loro esposizione a titoli il cui prezzo era sceso per attività relative a passività più volatili, come i portafogli vita "unit-linked".
Può non essere
così scontato, come potrebbe apparire a prima vista, sottolineare che gli
effetti prociclici/anticiclici sui mercati dipendono non solo dalla solidità
patrimoniale degli attori, ma anche alla struttura delle relative passività,
che ovviamente corrisponde alle politiche commerciali ed alle classi di
prodotti offerti alla clientela. Clientela che, a propria volta, cerca di
soddisfare a bisogni di stabilità è di accumulo di lungo termine. Con tutte le
considerazioni che ciò comporta in termini di appropriatezza nel lungo termine
di determinate formule.
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