giovedì 29 giugno 2023

Euro digitale e decisioni sistemiche

L’Euro digitale inizia a diventare realtà. Non che sia una notizia inaspettata, anzi. Chi segua un minimo la materia ha visto il susseguirsi dei progetti sperimentali generali della BRI (dal Project Aurum al project Rosalind, passando per Jura, Dunbar, mBridge, Tourbillion, Icebreaker… per i dettagli vedere qui) e le attività della stessa BCE, e non è dunque rimasto certo sorpreso.

Ora però c'è una ”uscita pubblica”, con una sorta di “manifesto” di Panetta, il futuro governatore della Banca d’Italia, e di Dombrovskis pubblicato un po’ in tutta Europa (ad esempio in Italia si veda “Più concorrenza e privacy: l’euro digitale diventa realtà” pubblicato sul “Corriere della Sera” del 28.6.2023), e ripreso dal blog della BCE (“Why Europe needs a digital euro”) nella stessa giornata, consultabile qui.

Ne tengo diligente traccia su questo mio blog, evitando di scendere in dettagli. Ma sembra opportuno sottolineare un paio di scelte “sistemiche” che forse, tra la gran messe di notizie e di riflessioni pubblicate, sono state meno evidenziate di quanto meritino.

La prima, è che l’euro digitale sarà utilizzabile anche “offline”. In estrema sintesi, l’Euro digitale sarà una vera e propria alternativa complementare al contante, e i pagamenti non dovranno essere necessariamente online. Un dettaglio che, oltre a rendere ancora più agevole l’utilizzo massivo, avrebbe anche ricadute in materia di privacy.

La seconda è una scelta di natura più sistemica, che viene citata quasi “en passant” nonostante la propria importanza, sebbene fosse anch’essa già ampiamente anticipabile.

Sintetizzando all’osso anche in questo caso, verrà posto un limite alla quantità di euro digitali caricabili sui portafogli dei singoli cittadini. Un limite ancora non definito, ma non legato a questioni antiriciclaggio (e del resto una mazzetta di banconote da 500 Euro può fare molto più danno: non se ne producono più, ma si tratta di banconote che non circolano nella stessa maniera delle altre, e se chiuse in una cassetta di sicurezza possono praticamente durare in eterno).

Infatti, il limite sarà esplicitamente apposto per evitare eccessivi deflussi di depositi dalle banche “non centrali”. Se ci si troverà nella necessità di superare i limiti prestabiliti, occorrerà dunque collegare il proprio portafoglio con un conto corrente bancario, e presumibilmente la transazione dovrà essere online.

Due parole in merito. Quando si iniziò a parlare di CBDC (Central Bank Digital Currency), si sarebbe anche potuto ipotizzare un cambiamento sistemico con molti pro e contro, ma che avrebbe potenzialmente azzerato i rischi di corse agli sportelli – reali o virtuali – da parte della clientela bancaria (caso SVB e simili…), pur generando sicuramente altre questioni da affrontare. Sempre in estrema sintesi, in astratto si aprirebbe la possibilità di una radicale modifica sistemica. I cittadini avrebbero potuto diventare direttamente “clienti” della banca centrale, accendendo presso di essa conti a vista (l’accensione di depositi tempo introdurrebbe ulteriori complicazioni) e caricando per così dire “alla fonte” i propri wallet.

In questa ipotesi, il sistema bancario avrebbe potuto alimentarsi o tramite l’emissione di passività a medio e lungo termine, o tramite capitale proprio, o attraverso operazioni di finanziamento lanciate dalla banca centrali in modalità che si sarebbero dovute ovviamente distaccare da quelle attuali, andando a costituire per così dire una circolazione “extracorporea”, con la banca centrale funzionante come una gigantesca macchina cuore-polmone.

Ma insomma, le decisioni sono state prese, le scelte sono state fatte, ed ora finalmente si parte. Ci vorrà ancora un po’ di tempo ma l’Euro digitale oramai sta diventando una realtà.

Per avere un colpo d’occhio sull’andamento nel mondo delle CBDC si può far riferimento alla sezione tematica dell’Atlantic Council raggiungibile qui.

mercoledì 21 giugno 2023

Tempo e democrazia

Notte. Non riesco ad addormentarmi . Sarà il naso chiuso (con questi sbalzi di temperatura…), saranno i problemi sul lavoro, saranno i problemi personali. Ma forse no; forse è la massa di riflessioni inespresse durante il giorno che si libera, prende forma, assume quasi una vita propria.

E mi viene in mente che se persino su piccola scala si comunica male per la fretta, per il carico di cose da fare, per i filtri che le persone applicano a causa delle proprie storie, del portato della vita di ciascuno, figurarsi a quanti e quali “incidenti può andare incontro una comunicazione su larga scala, quand’anche fosse portata avanti con le migliori buone intenzioni. Pregiudizi e precomprensione imperano, e circoli ermeneutici che potrebbero arricchire i ragionamenti possono finire per avere l’effetto opposto.

Ma non esageriamo con le generalizzazioni, ed atteniamoci a riflessioni meno elevate forse, ma più “immediate”. L’idea che vi siano, per così dire, disallineamenti nella competitività di diverse forme o regimi di governo non è certo nuova, anzi.

E’ una riflessione comune che nella partita tra democrazie, oligarchie, autocrazie e quant’altro il campo di gioco non sia livellato. Anzi, nemmeno il set di regole di giuoco è propriamente omogeneo.

Chi ha avuto modo di approcciarsi alle simulazioni di natura economico-diplomatico-militare, e tra questi le schiere di “armchair generals”, sa bene che persino in questi “giochi” a differenti regimi o forme di governo possono corrispondere differenti matrici di vantaggi/svantaggi, che portano il giocatore a fare le proprie scelte iniziali, ma anche a considerare di tanto in tanto cambi di “orientamento” (non frequenti e rispondenti a determinati vincoli, ovviamente) in funzione dell’andamento del gioco e delle proprie posture tattiche e strategiche.

E no, le regole non sono uguali per i diversi “regimi” di governo, che qui si intendono come grandi famiglie di modelli organizzativi con i quali una entità statuale eserciti un potere sovrano. E anche nella realtà ciascuno ha i propri punti di forza e di debolezza. E si tratta di matrici che mutano nel tempo, il cui successo è influenzato dallo “stato dell’arte” del Mondo in un determinato momento.

Uno degli elementi chiave fondamentali, ricordato dalla stampa di recente, è il tempo. Un tempo che si vorrebbe a volte acquistare, a volte “bruciare”, più spesso almeno controllare un po’

Ed uno dei punti focali è proprio qui. Il tempo non scorre allo stesso modo per una democrazia o per una autocrazia. Se vogliamo, una democrazia è spesso in debito di tempo, non necessariamente per motivi patologici, ma talvolta per gli stessi meccanismi interni coerenti con i valori di riferimento.

Magari le democrazie hanno punti di forza relativa altrove. Eppure, anche questo va letto chiave dinamica. Un certo insieme di forze e debolezze può risultare vincente e/o facilmente difendibile in un contesto caratterizzato da un determinato set di aspettative e da un certo insieme di variabili socioeconomiche e di condizioni al contorno.

Ma questi insiemi di aspettative e di variabili socioeconomiche mutano nel tempo, e nemmeno necessariamente per conseguenza diretta di azioni intenzionali. E dunque, con essi varia l’ideale “appeal”  di un sistema rispetto agli altri. O, se volete, muta il costo – implicito o esplicito – della difesa di determinati modelli politico-economici  più o meno coerenti con sottostanti insieme di valori, intesi ovviamente non in senso monetario. E di ciò occorre assumere consapevolezza.

Qui si innesta tutta una serie di considerazioni di natura forse ancora meno “elevata”, ma ancor più immediata, concernenti geopolitica, economia e finanza. Ma l’una di notte è ben superata, e dunque chiudo qui augurando la buonanotte al passante telematico che dovesse per caso aver inciampato su questi pensieri in libertà.

MICE, ovvero della natura umana

Denaro/Ideologia/Coercizione (o compromissione)/Ego. In italiano l'acronimo risulterebbe DICE (dado). Ma, salvo che per gli amanti dei g...