Cerchiamo tutti di vedere nel futuro. Lo facciamo sempre, figurarsi in momenti come questo.
Malauguratamente, sembra quasi che siamo programmati per pensare sì, ma utilizzando schemi ripetitivi e talvolta fallaci. Pensiero lento, pensiero veloce... Kahneman docet.
In questa "trappola" molto umana possono cadere soprattutto i decisori, che nella società attuale subiscono in maniera crescente la pressione di una opinione pubblica il cui pensiero non è sempre elaborato razionalmente, in quanto non sfugge alla regola generale di cui sopra.
Ci si trova talvolta a fare i conti con alcuni tipi di difficoltà "comunicativa". Alcuni possono essere banali, o derivanti dalle diverse funzioni obiettivo e dai diversi orizzonti temporali delle parti in causa. Altre sono forse meno banali, e però altrettanto significative, se non di più-
Viviamo in un mondo, e lo abbiamo ben sperimentato, in cui la probabilità che un determinato evento avvenga non è funzione delle conseguenze di tale evento.
Quando si presenta una analisi, o si descrive un work in progress, o si cerca di scrutare il futuro quanto meno per "strutturare l'incertezza", è inevitabile che si finisca col delineare scenari. E questi scenari non possono limitarsi alla semplice estrapolazione delle linee di tendenza che, per definizione, riposano su dati passati.
A titolo di esempio, ricordiamo tutte le matrici di correlazione saltate nel corso delle grandi crisi finanziarie, quando anche i modelli più raffinati non riescono a cogliere l'essenza della realtà, e questo proprio perché è difficile manutenerli quando le fondamenta cambiano.
E così possono "saltare", sempre per rimanere con l'esempio nell'ambito della finanza, anche modelli rodatissimi come quelli Black-Scholes-Merton e Cox-Ingersoll-Ross.
Questo non perché non siano più validi i modelli, ma perché la sensibilità degli analisti che li applicano deve essere tale da cogliere il momento di discontinuità. E l'elemento umano non sempre lo è.
Gli eventi, soprattutto quando un sistema di qualche tipo arriva ad un punto di rottura, passano dal regno del complicato a quello del complesso, e infine a quello del caotico, quasi uno schema alla c.d. "CYNEFIN".
Per la cronaca, e semplificando all'osso, i problemi sono classificabili in "semplici" (lineari, lavorabili estrapolando trend), complicati (c'è una sequenza, anche lunga, di cause ed effetti che porta da A a B), complessi (c'è una interrelazione tra A e B, ma non ad una via e non chiara nella natura e nei rapporti causa/effetto; gli scenari vanno continuamente "manutenuti" e ci può essere un elemento stocastico). Ed infine caotici, dove non è applicabile alcuno schema, nemmeno un semplicissimo moto browniano geometrico.
Terminata questa piccola digressione, rientriamo nel discorso principale. Facciamoci caso: interloquire con un decisore, prospettandogli diversi scenari può essere difficile. Quando si prospetta un ventaglio, anche ristretto, di possibilità, il decisore (politico, ma non solo) non di rado potrà tendere ad attribuire allo scenario peggiore una probabilità bassissima, o anche nulla. E ciò anche se si insiste a far notare che tale probabilità nulla non è. Se il dialogo avviene con interlocutori che ci conoscono bene o ci stimano, il tutto verrà esplicitato in un commento del tipo "ma non potrà andare proprio tutto male!".
E del resto, specie in tempi di lockdown più o meno rigidi, il mondo attuale (pensiamo ai social) spinge quasi a vivere in "bolle" nelle quali informazioni, convinzioni, persone si omogeneizzano.
Pare essere una delle conseguenze della natura umana.
Viviamo insomma in tempi difficili. Tempi in cui è bene che tutti ci si sforzi a forzare i limiti dei nostri schemi di pensiero, e a tenere ben distinte la categoria delle speranze (che pure sono "sociologicamente utili"), da quella delle aspettative...
In questo momento di solitudine sociale ( niente cinema - teatri ecc.) avere almeno queste occasioni s’incontrò virtuale - non può che alleviare la sofferenza... bravo Enzo!!
RispondiEliminaE comunque e’ sempre interessante condividere le idee - anche se distanti ...
RispondiEliminaColtissimo e analitico. Un invito a riflettere. Complimenti
RispondiEliminaGrazie carissimo. A presto rivederci!
EliminaBen tornato Enzo!
RispondiEliminaMerci beaucoup!
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RispondiEliminaLa complessità si applica anche al tuo ragionamento che se si vuole trasferire in una mente meno pronta come ad esempio la mia diventa irrimediabilmente caotico stocastico intermittente e tendente alla fusione cerebrale
RispondiEliminaCaro Fabrizio, sei sempre il solito :)
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