In questa raccolta informale di pensieri, non parlerò solo di economia, ma anche di altro. E dunque, eccomi a dar voce a qualche elucubrazione serale su come circola l'informazione nel 2020. O almeno come si presume che lo faccia.
Miti, siti, tipi, riti. Questi sono i mattoncini di base delle nostre società. Ed anche della società dello spettacolo. Twitter è uno di questi mattoncini, che forse sarebbe piaciuto ai futuristi di una volta. Un po' l'inno al pensiero rapido. Ma di certo non l'inno al ragionamento, nè alla informazione corretta e compiuta. Il limite al numero dei caratteri pesa severamente, e non potrebbe essere altrimenti.
Il medium è il messaggio (non l'ho detta io questa!). E la forma a volte è sostanza. Va
bene il culto della sintesi, ma questa dovrebbe ottenersi con "arte",
e non al prezzo di omettere, perdere, distorcere informazioni essenziali. E il problema non è solo di Twitter.
In ogni caso, come leggono Twitter il Signor Rossi o la proverbiale casalinga di Voghera? Come ne assimilano i (non completi) contenuti? Come reagiscono?
Non sono certo Oxford Analytica. Ma facciamo una sortita a caso nel mare magnum di Twitter e vediamo di capirci qualcosa, senza alcuna pretesa né di completezza, né tanto meno di validità scientifica. Un piccolo divertissement, insomma.
Prendiamo ad esempio l'attuale Presidente degli Stati Uniti. Non si parla qui né di contenuti né di querelles politiche, ma lo uso come riferimento solo perché è un account molto seguito (per ovvi motivi) ed i cui follower dovrebbero (condizionale d'obbligo) badare un pizzico di più ai contenuti di quanto facciano i follower di un artista o di un uomo qualunque, non foss'altro per l'influenza che il proprietario dell'account può avere sulle loro vite.
Il 6 ottobre 2020 POTUS pubblica su Twitter un messaggio diviso in quattro parti. Questo il testo
Prima parte (https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1313551794623127552): "Nancy Pelosi is asking for $2.4 Trillion Dollars to bailout poorly run, high crime, Democrat States, money that is in no way related to COVID-19. We made a very generous offer of $1.6 Trillion Dollars and, as usual, she is not negotiating in good faith. I am rejecting their..."
Seconda parte (https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1313551795646541824): "...request, and looking to the future of our Country. I have instructed my representatives to stop negotiating until after the election when, immediately after I win, we will pass a major Stimulus Bill that focuses on hardworking Americans and Small Business. I have asked..."
Terza parte (https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1313551796644831233): "... @senatemajldr Mitch McConnell not to delay, but to instead focus full time on approving my outstanding nominee to the United States Supreme Court, Amy Coney Barrett. Our Economy is doing very well. The Stock Market is at record levels, JOBS and unemployment..."
Quarta parte (https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1313551798142152704): "...also coming back in record numbers. We are leading the World in Economic Recovery, and THE BEST IS YET TO COME!".
Ecco. Nulla di particolare, se non notare che persino un messaggio così semplice, così circoscritto e dai contenuti lineari necessita di almeno tre o quattro "tweet" per assumere un minimo di senso.
Ma il punto oggi non è questo. Il punto è guardare l'effetto di questi tweet, strettamente interrelati fra di loro e senza significato se non letti insieme (forse ad eccezione della quarta parte, che più o meno potrebbe stare in piedi come "slogan" anche da sola).
Ebbene, a fine Ottobre (per essere pignoli, alla data del 27 Ottobre) momento in cui consultato il sito, la prima parte era stata "retweettata" 50.298 volte, la seconda 21.546, la terza 12.656 e la quarta 22.808.
Stesso andamento "erratico" per i tweet di citazione: 15.232 per la prima parte, 31.366 per la seconda, 23.574 per la terza, 25.179 per la quarta.
Infine, i like: 198.936 per la prima parte, 69.170 per la seconda parte, 100.487 per la terza parte, 111.192 per la quarta parte.
Insomma, erraticità totale, sebbene non con il medesimo decisissimo trend dei "retweet" (che potrebbe far venire il sospetto di una perdita lineare di attenzione dei lettori all'aumentare del numero di parti).
Conclusione: Non pare di poter intravvedere una circolazione "critica" dell'informazione.
Spirito di Marshall McLuhan, se ci sei tweetta qualcosa!
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