lunedì 19 aprile 2021

Riflessioni di un non tifoso: Super League e il Marchese del Grillo

Eh sì, lo confesso. Non guardo molto il calcio. Più che altro, quando ero "piccolo", mi piaceva, come a molti, passare qualche lungo pomeriggio in un parco, in un cortile, a giocare con un pallone vero o anche con un semplice "Super Santos", che all'epoca pareva un piccolo tesoro.

Però da grande non sono stato mai colpito dal tifo (no, non si parla della malattia infettiva!). E, facendo eccezione per la Nazionale e qualche altra rara partita con gli amici, non sono un gran consumatore del genere.

Dunque cerco di vedere dall'esterno le prime implicazioni della creazione di questa "European Super League". Il tutto in un quadro generale che già adesso sembra far alzare sopracciglia o altre parti del corpo di settimana in settimana.

L'economista capisce. L'osservatore neutrale forse un po' meno.

Sostanzialmente, e proprio da un settore che - almeno in teoria - dovrebbe trasmettere segnali positivi, viene nei fatti un rigetto pressoché in blocco del principio del merito. E talvolta anche di quello della trasparenza.

I criteri che hanno generato le marcate asimmetrie nel numero di squadre partecipanti per nazione, ad esempio, non sembrano (ancora?) molto chiari. Sarà interessante poi scendere nei dettagli della suddivisione dei flussi di cassa generati dalla iniziativa.

Il punto, ovviamente, è che i "soci fondatori" si autodefiniscono non "forever young", come la canzone, ma forse "forever smart" (che poi, pure in forever young c'era una strofa che potrebbe in parte adattarsi al caso: "Some are like water, some are like the heat/ Some are a melody and some are the beat/ Sooner or later they all will be gone/ Why don't they stay young?").

A loro (per il momento) 15 è riservato comunque un posto nella competizione, quali che siano i propri risultati sul campo. Ad altri (per il momento) 5 è offerta l'opportunità di accedere a questo Olimpo, ma solo se avranno saputo dimostrare sul campo la loro valentìa. Insomma, la cosa non può non far ricordare - strappandoci un sorriso - la famosa scena così magistralmente recitata da Alberto Sordi ne "Il Marchese del Grillo" (Scusate, ma io sono io, e voi...).

In sintesi: nella migliore delle tradizioni, sospendiamo il giudizio in attesa di dettagli e di sviluppi più definitivi, e facciamo ampio sfoggio di atarassia, attingendo altresì alle riserve di "apatheia".

Quanto meno però, parlando di meriti, questa storia sembra averne avuto almeno uno: il merito di compattare su un fronte unico (negativo) il Presidente francese ed il PM inglese. Di questi tempi, non si butta via nulla...

 

domenica 11 aprile 2021

Appunti Vintage - Ma non si impara mai?

Altra piccola capsula del tempo proveniente dal mio personale slack space che si riapre... Dovremmo essere a fine giugno del 2009, quasi dodici anni fa.

La crisi giapponese di fine secolo scorso venne caratterizzata anch'essa dallo scoppio di una bolla immobiliare (il settore mostra ancora oggi prezzi lontani anni luce da quelli di venti anni fa) e da conseguenti difficoltà delle banche.
Sin dall'inizio, anche in quella circostanza si manifestò la riluttanza di ogni banca a chiedere aiuti di Stato, in parte dovuta al timore di perdere le leve del potere interno (chi "mette i soldi", in genere, prima o poi vuole quanto meno che la gestione sia rendicontata per bene), in parte per timore degli effetti reputazionali sul mercato.
Come andò a finire? Semplicemente, il governo mise i maggiori player sul mercato, agevolando (o costringendo) tutti ad accettare la medesima intensità di aiuto nello stesso tempo.
Ed oggi? Eccoci qui a rimuginare sugli stessi problemi ("Non lasciate sola la Bce", su "Il Sole 24 Ore" del 26.6.09): "la razionalità di ogni banchiere ... si traduce in un fallimento collettivo ... Le autorità francesi lo hanno già [?] capito, hanno raccolto i banchieri attorno ad un tavolo ed hanno indotto gli istituti di credito a ricapitalizzarsi".
Insomma, la Storia si ripete, almeno qualche volta. Ma se si studiasse un po' di più il passato, forse certi tempi potrebbero abbreviarsi.

Ecco il messaggio nella bottiglia. In parte "antico", in parte fin troppo attuale...

sabato 3 aprile 2021

Il futuro del lavoro dopo il Covid-19

Il futuro del lavoro dopo il Covid-19: questo il titolo di un report di matrice McKinsey, pubblicato nella seconda metà del mese di febbraio, che è possibile consultare qui.

Avevamo già parlato, sul finire dell'anno scorso, di un possibile " double-disruption scenario" per il mondo del lavoro qui. In sintesi, Uno scenario generato dalla probabile interazione di megatrend ante Covid (automazione in primis, ma non solo) e degli effetti della pandemia, caratterizzati da "scars" diseguali e con effetti a lungo termine. Uno scenario, si diceva, attese le differenze nella capacità di partenza che differenti territori offrono per supportare attività di smart working, e considerati gli effetti di possibili riorganizzazione globale delle catene del valore, potrebbe innescare nuovi e più ampi "gap" tra i territori stessi. Di qui, necessità di agevolare il "re-skilling" e l'"upskilling" dei lavoratori.

Volendo evidenziare alcuni punti focali, il report sottolinea che, anteriormente alla pandemia, le maggiori "disruption" erano legate all'utilizzo delle nuove tecnologie ed all'intensificarsi dei rapporti commerciali. La pandemia ha posto l'accento sulla "dimensione fisica" del lavoro.

Poco sorprendentemente, il report conferma che i lavori caratterizzati da livelli più elevati di vicinanza fisica (classificata secondo una metodologia ad hoc illustrata sempre nel report) vedrebbero le maggiori trasformazioni dopo la pandemia, innescando però progressivamente effetti a catena anche sulle altre realtà lavorative, man mano che i modelli di business si vadano adattando ed assestando.

Un altro punto sottolineato dal rapporto è appunto che il Covid ha accelerato preesistenti megatrend che potrebbero rimodellare il mondo del lavoro dopo pandemia. E questo, in particolare, perché la pandemia stessa ha spinto lavoratori, consumatori ed aziende a far rapidamente propri nuovi comportamenti, che saranno caratterizzati da un certo grado di persistenza anche una volta terminata l'emergenza sanitaria.

E dunque l'esplosione del lavoro a distanza, l'accentuarsi dei trend di crescita nell'e-commerce, l'accelerazione della "remotizzazione" dei rapporti banca-cliente anche per le banche più "tradizionali", ci accompagneranno ben oltre la fine della pandemia

Chi è interessato al tema troverà interessante la lettura del rapporto. In questa sede, evitando di appesantire troppo il post, ricordo solo ulteriormente un paio di auspici ivi contenuti: I policymaker potrebbero supportare le imprese espandendo e migliorando l'infrastruttura digitale, giacché anche nelle economie avanzate si stima che quasi il 20% dei lavoratori delle aree rurali non abbia accesso a Internet. I governi potrebbero anche considerare di estendere vantaggi e protezioni ai lavoratori che vogliano sviluppare le proprie capacità e conoscenze a metà carriera. Infine, policymaker e mondo delle imprese dovrebbero collaborare per sostenere i lavoratori che si trovino a cambiare occupazione.

Con l'occasione, tanti auguri per una Pasqua serena ad amici e lettori occasionali!

 

MICE, ovvero della natura umana

Denaro/Ideologia/Coercizione (o compromissione)/Ego. In italiano l'acronimo risulterebbe DICE (dado). Ma, salvo che per gli amanti dei g...