Eh sì, lo confesso. Non guardo molto il calcio. Più che altro, quando ero "piccolo", mi piaceva, come a molti, passare qualche lungo pomeriggio in un parco, in un cortile, a giocare con un pallone vero o anche con un semplice "Super Santos", che all'epoca pareva un piccolo tesoro.
Però da grande non sono stato mai colpito dal tifo (no, non si parla della malattia infettiva!). E, facendo eccezione per la Nazionale e qualche altra rara partita con gli amici, non sono un gran consumatore del genere.
Dunque cerco di vedere dall'esterno le prime implicazioni della creazione di questa "European Super League". Il tutto in un quadro generale che già adesso sembra far alzare sopracciglia o altre parti del corpo di settimana in settimana.
L'economista capisce. L'osservatore neutrale forse un po' meno.
Sostanzialmente, e proprio da un settore che - almeno in teoria - dovrebbe trasmettere segnali positivi, viene nei fatti un rigetto pressoché in blocco del principio del merito. E talvolta anche di quello della trasparenza.
I criteri che hanno generato le marcate asimmetrie nel numero di squadre partecipanti per nazione, ad esempio, non sembrano (ancora?) molto chiari. Sarà interessante poi scendere nei dettagli della suddivisione dei flussi di cassa generati dalla iniziativa.
Il punto, ovviamente, è che i "soci fondatori" si autodefiniscono non "forever young", come la canzone, ma forse "forever smart" (che poi, pure in forever young c'era una strofa che potrebbe in parte adattarsi al caso: "Some are like water, some are like the heat/ Some are a melody and some are the beat/ Sooner or later they all will be gone/ Why don't they stay young?").
A loro (per il momento) 15 è riservato comunque un posto nella competizione, quali che siano i propri risultati sul campo. Ad altri (per il momento) 5 è offerta l'opportunità di accedere a questo Olimpo, ma solo se avranno saputo dimostrare sul campo la loro valentìa. Insomma, la cosa non può non far ricordare - strappandoci un sorriso - la famosa scena così magistralmente recitata da Alberto Sordi ne "Il Marchese del Grillo" (Scusate, ma io sono io, e voi...).
In sintesi: nella migliore delle tradizioni, sospendiamo il giudizio in attesa di dettagli e di sviluppi più definitivi, e facciamo ampio sfoggio di atarassia, attingendo altresì alle riserve di "apatheia".
Quanto meno però, parlando di meriti, questa storia sembra averne avuto almeno uno: il merito di compattare su un fronte unico (negativo) il Presidente francese ed il PM inglese. Di questi tempi, non si butta via nulla...