Il futuro del lavoro dopo il Covid-19: questo il titolo di un report di matrice McKinsey, pubblicato nella seconda metà del mese di febbraio, che è possibile consultare qui.
Avevamo già parlato, sul finire dell'anno scorso, di un possibile " double-disruption scenario" per il mondo del lavoro qui. In sintesi, Uno scenario generato dalla probabile interazione di megatrend ante Covid (automazione in primis, ma non solo) e degli effetti della pandemia, caratterizzati da "scars" diseguali e con effetti a lungo termine. Uno scenario, si diceva, attese le differenze nella capacità di partenza che differenti territori offrono per supportare attività di smart working, e considerati gli effetti di possibili riorganizzazione globale delle catene del valore, potrebbe innescare nuovi e più ampi "gap" tra i territori stessi. Di qui, necessità di agevolare il "re-skilling" e l'"upskilling" dei lavoratori.
Volendo evidenziare alcuni punti focali, il report sottolinea che, anteriormente alla pandemia, le maggiori "disruption" erano legate all'utilizzo delle nuove tecnologie ed all'intensificarsi dei rapporti commerciali. La pandemia ha posto l'accento sulla "dimensione fisica" del lavoro.
Poco sorprendentemente, il report conferma che i lavori caratterizzati da livelli più elevati di vicinanza fisica (classificata secondo una metodologia ad hoc illustrata sempre nel report) vedrebbero le maggiori trasformazioni dopo la pandemia, innescando però progressivamente effetti a catena anche sulle altre realtà lavorative, man mano che i modelli di business si vadano adattando ed assestando.
Un altro punto sottolineato dal rapporto è appunto che il Covid ha accelerato preesistenti megatrend che potrebbero rimodellare il mondo del lavoro dopo pandemia. E questo, in particolare, perché la pandemia stessa ha spinto lavoratori, consumatori ed aziende a far rapidamente propri nuovi comportamenti, che saranno caratterizzati da un certo grado di persistenza anche una volta terminata l'emergenza sanitaria.
E dunque l'esplosione del lavoro a distanza, l'accentuarsi dei trend di crescita nell'e-commerce, l'accelerazione della "remotizzazione" dei rapporti banca-cliente anche per le banche più "tradizionali", ci accompagneranno ben oltre la fine della pandemia
Chi è interessato al tema troverà interessante la lettura del rapporto. In questa sede, evitando di appesantire troppo il post, ricordo solo ulteriormente un paio di auspici ivi contenuti: I policymaker potrebbero supportare le imprese espandendo e migliorando l'infrastruttura digitale, giacché anche nelle economie avanzate si stima che quasi il 20% dei lavoratori delle aree rurali non abbia accesso a Internet. I governi potrebbero anche considerare di estendere vantaggi e protezioni ai lavoratori che vogliano sviluppare le proprie capacità e conoscenze a metà carriera. Infine, policymaker e mondo delle imprese dovrebbero collaborare per sostenere i lavoratori che si trovino a cambiare occupazione.
Con l'occasione, tanti auguri per una Pasqua serena ad amici e lettori occasionali!
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