La circostanza di essere letto da non molte persone lascia indubbiamente più liberi di scrivere contenuti un poco più "introspettivi", che forse profili più seguiti eviterebbero di pubblicare, distratti da altre esigenze o semplicemente più proiettati verso post "friendly", di potenziale largo accesso.
In questa Domenica, terminate le incombenze della prima parte della giornata, mi è per un attimo capitato di pensare alla mia esperienza sui "social".
Innanzitutto perché ho deciso anch'io di aprire un paio di (piccoli) spazi su twitter e su blogspot?
Ebbene, in realtà è un ritorno, giacché molti anni fa usavo tenere un blog di economia sotto pseudonimo, purtroppo perso nelle tumultuose vicende di Internet e dei relativi fornitori di servizi (sebbene mi sia accorto che Internet Archive, per qualche motivo, ne ha salvato una piccolissima porzione).
Purtroppo la variabile tempo scarseggia quando si è legati ad attendere a materie ed occupazioni tutt'affatto differenti da quelle oggetto dei ragionamenti nei propri spazi virtuali. Eppure, ad un certo punto la voglia di scrivere qualcosina di tanto in tanto e di metterla a disposizione del lettore errante è riemersa.
Si tratta forse solo di nostalgia di quando si era giovani e "di belle speranze"? Tutto sommato, credo di no. In qualche modo, lo scrivere su Internet può essere funzionale a raccogliere stimoli ed a razionalizzare qualche pensiero, senza che sia ovviamente necessario sciorinare tutti i miei ragionamenti sull'Universo mondo. E di mettere a disposizione queste tracce, stimolando talvolta dibattiti con e tra gli amici che mi seguono.
Cosa ho visto, cosa ho provato in questi mesi di presenza virtuale? Devo dire che la sensazione della esistenza di un enorme rumore di fondo, già presente, ne esce rafforzata. Per carità, tutte le opinioni sono lecite, ma talvolta pare evidente che alcune siano meno informate di altre. Il che può essere un problema. E l'eco di una opinione, in questa nostra "società dello spettacolo", non appare certo determinata dalla autorevolezza (intesa qui come "track record") di chi la esprime, né tanto meno dal grado di consapevolezza di certe materie che a volte traspare.
Ma tant'è. E' da tempo che è stato notato che non è reale ciò che è razionale, ma che è razionale ciò che è reale. E, in fondo, se la nostra percezione è fatta (anche) da "pregiudizi" (in senso tecnico letterale) che alla fine compongono una "precomprensione" di gadameriana memoria, allora si spiega in parte la voglia di tutti di metter bocca su tutto (il che starebbe anche bene), presumendo però di essere depositari della Verità (non a caso, l'opera di Gadamer si intitola "Verità e metodo"). E spiegherebbe anche la tendenza ad aggregarsi in "bolle", nell'ambito delle quali il dibattito o è poco fruttuoso per carenza di disomogeneità dei punti di vista, o diviene "ringhioso" quando vi sia un elemento estraneo che interviene o quando si commenti il pensiero di un elemento estraneo.
E io, come utilizzo i social?
Ebbene, sicuramente non rappresentano una parte maggioritaria della mia vita. Ma dopo questi mesi posso scorgere delle differenze. Differenze assolutamente indicative, che non rappresentano certo volontarie delimitazioni di ordine assoluto.
Ad esempio, utilizzo Twitter, anche in virtù delle sue proprie caratteristiche, per prendere nota e lasciar registrata una suggestione, una traccia di pensiero, che voglio fissare e che magari riconsulterò io stesso in futuro. Quindi in genere sono pensieri "veloci", con qualche eccezione, e rimandi ad informazioni che ho ritenuto significative, talvolta con l'aggiunta di qualche mio commento. E talvolta anche un po' più leggere.
Sul blog trovano posto, sempre tendenzialmente, pensieri più strutturati, o più significativi, almeno per me, perché (mi) rinviano ad una serie più o meno lunga di sottintesi, di relazioni con altre nozioni accumulate nel tempo, di sensazioni. Oppure citazioni provenienti da opere che, per diversi motivi, mi hanno più colpito. In ogni caso, anche sul blog tendo a mantenermi conciso.
Come che sia, la mia "autoimpressione" è che questa presenza sia sempre legata alla mia grande curiosità verso il mondo e le sue dinamiche, e verso il futuro.
Alla fine, prevedere il futuro è un'arte ingrata, come ho avuto già modo, in passato, di ricordare brevemente qui, richiamando un paper per certi versi inusuale dal titolo "Predicting history". Sicuramente, però, per avere qualche chance di intravvedere i megatrend del futuro più remoto e le tendenze di quello più vicino, occorre conoscere quanto più possibili il presente, e avere in mente cosa è successo nel passato, in modo da sottoporre le proprie idee ad un continuo preocesso di revisione.
No, la Storia non si ripete (necessariamente). Ma gli esseri umani sono sempre esseri umani. Talché la stessa economia è classificabile come scienza sociale.
Insomma, la base di tutto è una sana curiosità. Curiosità di interpretare il mondo. Curiosità di capire come funzionano certi meccanismi. Curiosità verso il futuro. Sono curiosità che, quando - come nel mio caso - trovano una inclinazione naturale, vanno ovviamente alimentate con tempo, pazienza, impegno. Ed ovviamente con un flusso continuo di informazioni e ragionamenti.
Ecco, forse la mia presenza sui social ("attiva" e "passiva") si può spiegare anche così.
Ma direi che queste riflessioni sparse, vergate di getto e che pubblico senza rivedere, si siano dilungate anche troppo.
Buona Domenica a tutti... e forza Italia, ovviamente.
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