domenica 29 novembre 2020

When Money Dies - L'importanza della Moneta

 

"When a nation's money is no longer a source of security, and when inflation has become the concern of an entire people, it is natural to turn for information and guidance to the history of other societies who have already undergone this most tragic and upsetting of human experiences". Che, tradotto, più o meno suona così: "Quando la moneta di una nazione non costituisce più una fonte di sicurezza, e quando l'inflazione è divenuta la preoccupazione di una intera popolazione, diventa naturale rivolgersi per ottenere una guida ed informazioni ad altre società che hanno già sperimentato questa che è la più tragica e sconvolgente delle esperienze umane".

E' l'incipit di un libro non molto recente (Adam Fergusson, "When Money Dies", 1975); e del resto nemmeno io sono troppo recente (!).

Ma come mi viene in mente di rivolgere i miei pensieri all'inflazione? Proprio ora che non se ne vede traccia nemmeno cercandola col lanternino.

Be', innanzitutto di inflazione ce n'è, dipende da come la si definisce. Inflazione "patrimoniale", del valore di alcuni asset, che già si è manifestata durante la scorsa crisi. E che ha conseguenze, diverse da quelle dell'aumento dei prezzi al consumo, ma altrettanto importanti (e gravose, specie per le classi non elevate). 

Ma questa è un'altra storia. Qualcosina ne ho accennato qui (https://crescenzorajola.blogspot.com/2020/11/economia-coma-indotto-misure-di.html), ma magari ci si tornerà un po' su in seguito.

Tutto questo per dire che, nel solito marasma di comunicazioni, proclami e quant'altro, pare che si registri una particolare "leggerezza" ed "ignoranza" (absit iniuria verbis!) proprio in materia monetaria. E dovremmo invece ricordare - tutti - quale sia il valore della moneta come elemento fondante delle società moderne. Un valore che è grande anche per chi ne ha poca.

E quando la moneta muore, se ci volgiamo all'indietro e rimiriamo i passi dell'Uomo in epoca storica, non di rado muore la società.

"When money dies" tratta soprattutto della iperinflazione tedesca tra le due guerre mondiali. Il sottotitolo è "The Nightmare of the Weimar Collapse" (L'incubo del collasso della [Rebubblica di] Weimar). Ci volle del bello e del buono per venirne fuori. E tutto l'impegno del geniale e controverso Schacht (autore di un altro testo da leggere... "The magic of money"), che venne poi giudicato a Norimberga e assolto (per la cronaca, ai tempi Scacht venne poi sostituito da Walter Funk, ministro considerato più "malleabile"; dopo la guerra, invece, lo stesso Scacht si dette alla consulenza in favore di paesi in via di sviluppo).

Ci sono tante analisi di quel convulso periodo, ad iniziare da "Le vicende del marco tedesco" di Costantino Bresciani-Turroni. Alla fine, il crollo del valore della moneta, ed il contestuale disfacimento dei valori economici e quindi sociali, furono decisamente tra le concause dirette dello sfacelo di una nazione e del collassare della funzione di probabilità della Storia in quello che chiamiamo il nostro passato.

venerdì 27 novembre 2020

Rule of Law in breve

Val la pena di riportare, per concisione una volta tanto accoppiata a compiutezza di pensiero, questo tweet di Esther de Lange, parlamentare europea olandese facente capo al partito popolare europeo, che si inserisce nel dibattito sulla "rule of law" che attualmente vede Polonia ed Ungheria isolate rispetto al resto dell'Unione, e finanche agli altri membri del gruppo di Visegrád (sia pur con sfumature diverse): "The difference between Europe’s dark days of communism and nazism and our Union of today is precisely... the rule of law. Independent judges, freedom of speech and media and protection from arbitrariness & cronyism. We will not give in on the Rule of Law."

giovedì 26 novembre 2020

Dati, indici e medie di Trilussa

Gli indici sono utili. Gli esseri umani non riescono a colpo d'occhio a gestire una gran quantità di dati contemporaneamente.

Anche quando contiamo, a quanto pare, riusciamo a gestire al massimo gruppi contemporanei di tre enti o poco (e raramente) più.

Un indice non è altro che una sintesi. Una sintesi di tanti numeri e di tanti dati.

Ma, per far sì che sia i numeri che i dati divengano informazioni, occorre che essi abbiano un senso. Gli indici vanno sempre presi per ciò che valgono.

In particolare, occorre che gli indici siano ben costruiti e facciano riferimento a dati sottostanti molto significativi. Anche perché, nella società dello spettacolo, costruita su saperi incerti e comunicazioni "burst", rapide e veloci, gli indici contano.

E, sempre nella società dello spettacolo, alcuni indici contano anche molto più di altri, perché su di essi non solo si costruisce comunicazione politica, non solo si fanno comparazioni internazionali, ma si prendono anche decisioni di investimento.

Decisioni che possono poi avere impatti "reali", "effettivi", sulla vita di chi, sotto il velo della società dello spettacolo, ci "campa".

E' il caso di alcuni indici sulla percezione della corruzione, che poi, se vai a leggere bene, son basati su "survey", vale a dire su questionari concernenti la "corruzione percepita". Con tutto ciò che ne segue in termini di affidabilità e - perché no? - influenzabilità in taluni ambiti.

Ma è anche il caso di altrettanto famosi indici sugli affari, come l'ultranoto "Doing Business", della banca mondiale.

Un indice che, di tanto in tanto, spunta nelle cronache e fa discutere. Un indice assolutamente non esente da magagne di vario genere, prima di tutto a livello di costruzione.

Tanto da indurre a sospenderne la pubblicazione per "irregolarità" almeno nell'ultimo triennio.

Vedere qui, ad esempio https://www.infoafrica.it/2020/09/04/irregolarita-in-rapporti-doing-business-in-corso-verifiche

Per chi fosse interessato ad approfondire, i particolari, ecco un link interessante, purtroppo solo in inglese https://www.project-syndicate.org/commentary/world-bank-should-scrap-doing-business-index-by-jayati-ghosh-2020-09

Il mondo è fatto, come si diceva in un altro post, da miti, tipi, siti e riti. Questi partricolari indici riescono ad essere contemporaneamente un rito ed un mito...

mercoledì 25 novembre 2020

Società dello spettacolo e Twitter

 

 

In questa raccolta informale di pensieri, non parlerò solo di economia, ma anche di altro. E dunque, eccomi a dar voce a qualche elucubrazione serale su come circola l'informazione nel 2020. O almeno come si presume che lo faccia.

Miti, siti, tipi, riti. Questi sono i mattoncini di base delle nostre società. Ed anche della società dello spettacolo. Twitter è uno di questi mattoncini, che forse sarebbe piaciuto ai futuristi di una volta. Un po' l'inno al pensiero rapido. Ma di certo non l'inno al ragionamento, nè alla informazione corretta e compiuta. Il limite al numero dei caratteri pesa severamente, e non potrebbe essere altrimenti.

Il medium è il messaggio (non l'ho detta io questa!). E la forma a volte è sostanza. Va bene il culto della sintesi, ma questa dovrebbe ottenersi con "arte", e non al prezzo di omettere, perdere, distorcere informazioni essenziali. E il problema non è solo di Twitter.

In ogni caso, come leggono Twitter il Signor Rossi o la proverbiale casalinga di Voghera? Come ne assimilano i (non completi) contenuti? Come reagiscono?

Non sono certo Oxford Analytica. Ma facciamo una sortita a caso nel mare magnum di Twitter e vediamo di capirci qualcosa, senza alcuna pretesa né di completezza, né tanto meno di validità scientifica. Un piccolo divertissement, insomma.

Prendiamo ad esempio l'attuale Presidente degli Stati Uniti. Non si parla qui né di contenuti né di querelles politiche, ma lo uso come riferimento solo perché è un account molto seguito (per ovvi motivi) ed i cui follower dovrebbero (condizionale d'obbligo) badare un pizzico di più ai contenuti di quanto facciano i follower di un artista o di un uomo qualunque, non foss'altro per l'influenza che il proprietario dell'account può avere sulle loro vite.

Il 6 ottobre 2020 POTUS pubblica su Twitter un messaggio diviso in quattro parti. Questo il testo

Prima parte (https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1313551794623127552): "Nancy Pelosi is asking for $2.4 Trillion Dollars to bailout poorly run, high crime, Democrat States, money that is in no way related to COVID-19. We made a very generous offer of $1.6 Trillion Dollars and, as usual, she is not negotiating in good faith. I am rejecting their..."

Seconda parte (https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1313551795646541824): "...request, and looking to the future of our Country. I have instructed my representatives to stop negotiating until after the election when, immediately after I win, we will pass a major Stimulus Bill that focuses on hardworking Americans and Small Business. I have asked..."

Terza parte (https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1313551796644831233): "... @senatemajldr Mitch McConnell not to delay, but to instead focus full time on approving my outstanding nominee to the United States Supreme Court, Amy Coney Barrett. Our Economy is doing very well. The Stock Market is at record levels, JOBS and unemployment..."

Quarta parte (https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1313551798142152704): "...also coming back in record numbers. We are leading the World in Economic Recovery, and THE BEST IS YET TO COME!".

Ecco. Nulla di particolare, se non notare che persino un messaggio così semplice, così circoscritto e dai contenuti lineari necessita di almeno tre o quattro "tweet" per assumere un minimo di senso.

Ma il punto oggi non è questo. Il punto è guardare l'effetto di questi tweet, strettamente interrelati fra di loro e senza significato se non letti insieme (forse ad eccezione della quarta parte, che più o meno potrebbe stare in piedi come "slogan" anche da sola).

Ebbene, a fine Ottobre (per essere pignoli, alla data del 27 Ottobre) momento in cui consultato il sito, la prima parte era stata "retweettata" 50.298 volte, la seconda 21.546, la terza 12.656 e la quarta 22.808.

Stesso andamento "erratico" per i tweet di citazione: 15.232 per la prima parte, 31.366 per la seconda, 23.574 per la terza, 25.179 per la quarta.

Infine, i like: 198.936 per la prima parte, 69.170 per la seconda parte, 100.487 per la terza parte, 111.192 per la quarta parte.

Insomma, erraticità totale, sebbene non con il medesimo decisissimo trend dei "retweet" (che potrebbe far venire il sospetto di una perdita lineare di attenzione dei lettori all'aumentare del numero di parti).

Conclusione: Non pare di poter intravvedere una circolazione "critica" dell'informazione.

Spirito di Marshall McLuhan, se ci sei tweetta qualcosa!

martedì 24 novembre 2020

Economia, coma indotto, misure di inflazione

 

L'economia attualmente è come un paziente traumatizzato, che cerca di recuperare e che, per farlo, ha necessità di un periodo di riposo forzato. E questo, purtroppo, è cosa nota e di immediata comprensione.

Ma al momento l'economia non è solo traumatizzata. E' anche sotto sedativi, di quelli pesanti, che inducono il coma. Nel senso che le normali catene di azione/reazione si vanno attenuando, o del tutto spegnendo. E anche il "buon senso comune" è messo a dura prova dai tassi negativi che oramai caratterizzano (per fortuna, sebbene sia una fortuna molto limitata e non senza conseguenze) il nostro debito pubblico. Proprio di recente è stata collocata una ulteriore tranche di un BTP triennale "lungo", con cedola fissata allo 0,00%, il cui prezzo è stato superiore alla pari: in soldoni, chi sottoscrive non riceverà nulla per tre anni, e si vedrà rimborsare al termine meno di quanto ha pagato per sottoscrivere il titolo.

E' l'effetto di diversi "farmaci", di diversi fattori, tra cui i programmi di acquisto titoli della BCE/Eurosistema. Programmi che non si limitano ai titoli pubblici, ma che "debordano" verso i titoli emessi da società non finanziarie (Corporate Sector Purchase Programme, CSPP).

Un recentissimo paper della Banca d'Italia si concentra sugli effetti dell'idoneità all'acquisto da parte della banca centrale sugli spread delle obbligazioni societarie (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2020/2020-1300/en_Tema_1300.pdf).

Riducendo all'osso la questione che ci si pone, ci sono effetti diversi tra titoli "acquistabili" (principalmente per il relativo profilo di rischio e rendimento) e titoli "non acquistabili" da parte della BCE?

Ebbene, contrariamente a quanto forse ci si sarebbe potuto attendere, nel complesso del periodo considerato dallo studio, il CSPP non avrebbe determinato un effetto statisticamente significativo sui differenziali di rendimento dei titoli idonei all'acquisto rispetto a quelli non idonei.

Cioè, per essere più chiari, gli effetti del programma non si sono fermati ai soli titoli effettivamente acquistati o potenzialmente acquistabili da parte della BCE, ma si sono altresì trasmessi ai loro sostituti prossimi, anche se questi non possono essere acquistati dalla stessa banca centrale.

A conferma che siamo in un periodo molto singolare, con una economia, appunto, non solo traumatizzata, ma anche drogata ed anestetizzata. E con effetti che vanno ad interessare anche la vita minuta di tutti i giorni. Prendiamo, ad esempio, la misurazione del tasso di inflazione, e le conseguenze che una misura non corretta ha soprattutto (ma non solo) sui salari. Persino la stessa pandemia ha effetti diretti in tale campo.

Per dirne una, l'indice dei prezzi al consumo proprio non è in grado di seguire i rilevantissimi mutamenti nella composizione degli acquisti derivanti direttamente dalla pandemia e/o dalla imposizione di misure restrittive di vario genere o di lockdown completi. Esempio molto semplice, il problema della evidente sovrastima delle diminuzioni nel prezzo dei trasporti, e della contestuale sottostima degli aumenti nei prezzi di beni essenziali, "food" in primis. In sostanza, l'indice dei prezzi al consumo potrebbe essere stato influenzato oltremisura dal declino nei prezzi di beni "non essenziali" che nei periodi di tempo considerati (da febbraio a maggio 2020) non vengono più acquistati (trasporti, abbigliamento, etc.).

Mie elucubrazioni in una serata di mezzo autunno?

Forse sì. Ma presenti anche altrove, come ad esempio in questo blog "ufficioso" facente capo al Fondo Monetario Internazionale (le opinioni ivi espresse non impegnano l'organizzazione; https://blogs.imf.org/2020/11/10/data-disruption-the-impact-of-covid-19-on-inflation-measurement )

Se a qualcuno interessasse approfondire ancor di più, può essere di ausilio la lettura dello "staff paper" alla base del post appena citato: "COVID-19 and the CPI: Is Inflation Underestimated?" (https://www.imf.org/-/media/Files/Publications/WP/2020/English/wpiea2020224-print-pdf.ashx). Si parla di una vera e propria "data disruption" che crea differenze al momento forse non abissali, ma comunque significative, e che sarebbero da tenere d'occhio.

Ma per stasera immagino di essermi dilungato già abbastanza, e di aver già conciliato a sufficienza il sonno degli amici!

lunedì 23 novembre 2020

Covid, tassi di cambio, architettura finanziaria internazionale

 

Raccogliere informazioni sui propri ambiti di interesse (non solo lavorativi in senso stretto) è sempre utile. Quanto meno, si è più consapevoli del mondo in cui si vive, e magari si può provare a tratteggiare qualche scenario per cercare di interpretare il presente e di scrutare fra le nebbie del tempo. Si tratta di una attività onerosa in termini di impegno, "ricorsiva" e continua, e però utile anche in termini di allenamento della mente, e in grado di agevolare la formazione di idee.

Per quanto riguarda l'economia, stiamo solcando mari inesplorati. Se non fosse che tutto quanto sta accadendo ha conseguenze - dirette e indirette - pesanti su tutti noi, si potrebbe quasi dire che sono tempi interessanti. Peraltro, probabilmente ci saremmo tutti risparmiato volentieri questo interesse, in cambio di un 2020 non dico brillante, ma per lo meno non così esecrabile.

Moneta, inflazione, debito... tutte le grandezze macroeconomiche sembrano "impazzite", nel quadro di una sostanziale quanto momentanea anestesia. Una anestesia anch'essa costosa e non senza conseguenze, che alla fine porterà ad una serie di riaggiustamenti.

Prendiamo ad esempio i tassi di cambio. Con l'avvertenza che in realtà nessun aspetto può essere trattato isolatamente, ma sono tutti assolutamente, pesantemente - e si potrebbe aggiungere "maledettamente" interrelati. Entangled, per usare una parola straniera, che fa tanto fine.

Il mondo dei tassi di cambio sta registrando momenti di sostanziale stabilità, con l'Euro che ad esempio si mosso sì rispetto al dollaro, in maniera lenta e compassata, quasi sussiegosa. Davvero nulla di paragonabile alle oscillazioni ben più marcate che si sono registrate in periodi di crisi passate.

Ma rimarrà tutto così? Non sembra credibile. Troppe tensioni si vanno accumulando, e queste scateneranno prima o poi un riaggiustamento, un po' come due placche tettoniche che si incontrano lungo una faglia. In quali termini questo aggiustamento si manifesterà, dipenderà anche (e forse soprattutto) dal livello di coordinamento internazionale e dalla volontà o capacità di mettere in campo misure coordinate.

Per dirla usando le parole di una recentissima uscita di Rogoff, quanto meno nel lungo periodo rischia di accrescersi notevolmente la discordanza tra quota di debito americano in costante aumento nei mercati mondiali e quota di produzione americana in costante calo nell’economia globale.

Va notato, e Rogoff lo nota eccome e lo sottolinea, che un problema simile portò, all'inizio degli anni Settanta del secolo scorso, alla fine senza appello del sistema dei tassi di cambio fissi che fu uno degli architravi del commercio internazionale e della economia mondiale a partire dalla fine della seconda guerra mondiale (accordi di Bretton Woods). Ne seguirono periodi non facili e ampie oscillazioni dei cambi.

Forse non a caso, alcuni commentatori, anche "in orbita" Atlantic Council, hanno iniziato a osservare con maggiore frequenza che sarebbe opportuno che vengano seriamente avviati i preparativi per una nuova "Bretton Woods", in cui cercare di stabilire - e stabilizzare - le prospettive della moneta (e conseguentemente del credito) nel lungo termine, tenendo conto dei nuovi scenari innescati sia dal Covid che da altri preesistenti trend di lungo periodo.

Quello che è sicuro è che il Covid avrà conseguenze sull'economia (e quindi su tutti noi) molto tempo dopo che la crisi sarà stata superata, in parte a causa degli effetti di lungo periodo su aspettative e meccanismi comportamentali, in parte per la gestione della difficile eredità che questo pesante 2020 e probabilmente il 2021 ci lasceranno in dote.

domenica 22 novembre 2020

Aspettative, speranze e futuro

 

Cerchiamo tutti di vedere nel futuro. Lo facciamo sempre, figurarsi in momenti come questo.

Malauguratamente, sembra quasi che siamo programmati per pensare sì, ma utilizzando schemi ripetitivi e talvolta fallaci. Pensiero lento, pensiero veloce... Kahneman docet.

In questa "trappola" molto umana possono cadere soprattutto i decisori, che nella società attuale subiscono in maniera crescente la pressione di una opinione pubblica il cui pensiero non è sempre elaborato razionalmente, in quanto non sfugge alla regola generale di cui sopra.

Ci si trova talvolta a fare i conti con alcuni tipi di difficoltà "comunicativa". Alcuni possono essere banali, o derivanti dalle diverse funzioni obiettivo e dai diversi orizzonti temporali delle parti in causa. Altre sono forse meno banali, e però altrettanto significative, se non di più-

Viviamo in un mondo, e lo abbiamo ben sperimentato, in cui la probabilità che un determinato evento avvenga non è funzione delle conseguenze di tale evento.

Quando si presenta una analisi, o si descrive un work in progress, o si cerca di scrutare il futuro quanto meno per "strutturare l'incertezza", è inevitabile che si finisca col delineare scenari. E questi scenari non possono limitarsi alla semplice estrapolazione delle linee di tendenza che, per definizione, riposano su dati passati.

A titolo di esempio, ricordiamo tutte le matrici di correlazione saltate nel corso delle grandi crisi finanziarie, quando anche i modelli più raffinati non riescono a cogliere l'essenza della realtà, e questo proprio perché è difficile manutenerli quando le fondamenta cambiano.

E così possono "saltare", sempre per rimanere con l'esempio nell'ambito della finanza, anche modelli rodatissimi come quelli Black-Scholes-Merton e Cox-Ingersoll-Ross.

Questo non perché non siano più validi i modelli, ma perché la sensibilità degli analisti che li applicano deve essere tale da cogliere il momento di discontinuità. E l'elemento umano non sempre lo è.

Gli eventi, soprattutto quando un sistema di qualche tipo arriva ad un punto di rottura, passano dal regno del complicato a quello del complesso, e infine a quello del caotico, quasi uno schema alla c.d. "CYNEFIN".

Per la cronaca, e semplificando all'osso, i problemi sono classificabili in "semplici" (lineari, lavorabili estrapolando trend), complicati (c'è una sequenza, anche lunga, di cause ed effetti che porta da A a B), complessi (c'è una interrelazione tra A e B, ma non ad una via e non chiara nella natura e nei rapporti causa/effetto; gli scenari vanno continuamente "manutenuti" e ci può essere un elemento stocastico). Ed infine caotici, dove non è applicabile alcuno schema, nemmeno un semplicissimo moto browniano geometrico.

Terminata questa piccola digressione, rientriamo nel discorso principale. Facciamoci caso: interloquire con un decisore, prospettandogli diversi scenari può essere difficile. Quando si prospetta un ventaglio, anche ristretto, di possibilità, il decisore (politico, ma non solo) non di rado potrà tendere ad attribuire allo scenario peggiore una probabilità bassissima, o anche nulla. E ciò anche se si insiste a far notare che tale probabilità nulla non è. Se il dialogo avviene con interlocutori che ci conoscono bene o ci stimano, il tutto verrà esplicitato in un commento del tipo "ma non potrà andare proprio tutto male!".

E del resto, specie in tempi di lockdown più o meno rigidi, il mondo attuale (pensiamo ai social) spinge quasi a vivere in "bolle" nelle quali informazioni, convinzioni, persone si omogeneizzano.

Pare essere una delle conseguenze della natura umana.

Viviamo insomma in tempi difficili. Tempi in cui è bene che tutti ci si sforzi a forzare i limiti dei nostri schemi di pensiero, e a tenere ben distinte la categoria delle speranze (che pure sono "sociologicamente utili"), da quella delle aspettative...

MICE, ovvero della natura umana

Denaro/Ideologia/Coercizione (o compromissione)/Ego. In italiano l'acronimo risulterebbe DICE (dado). Ma, salvo che per gli amanti dei g...