lunedì 14 dicembre 2020

Back to the future

La breve riflessione di oggi prende stimolo da un recente post informale apparso sul blog del Fondo monetario internazionale, dal titolo "What to do When Low-for-Long Interest Rates are Lower and for Longer", in parte basato su un più articolato paper ("Low for Long" and Risk-Taking).
Cercando sempre di semplificare e sintetizzare all'osso, soprattutto nella congiuntura attuale è molto opportuno che le autorità monetarie tengano ben presente, prendendo le proprie decisioni, le conseguenze in termini di stabilità macrofinanziaria (e di necessari interventi di regulation), al di là di quello che si propongono di ottenere in termini di produzione, disoccupazione e inflazione.
Il punto è che in questo mondo non esistono solo i trade-off "secchi. Ci sono anche quelli intertemporali che, se vogliamo, riescono ad essere maggiormente "subdoli". Nel caso di specie, politiche monetarie ultraespansive oggi avranno conseguenze (anche) domani; anzi, è presumibile che la composizione delle conseguenze, per così dire, tra positive e negative abbia una tendenza a peggiorare nel tempo.
Prendendo a prestito le parole degli scritti che ho ricordato, "... easy monetary policy stimulates aggregate demand not only through standard channels, but also through a risk-taking mechanism. Looser monetary policy today relaxes financial conditions and reduces near-term risks to both output and financial stability, but also cause financial fragilities to grow over time, increasing output risk in the medium term." (come di consueto, sottolineature ed evidenziazioni sono mie).
Insomma, quando il gioco si fa duro, e dura molto, le modalità con le quali la politica monetaria influenza l'economia vanno al di là dei "classici" canali di trasmissione (che si ammetta o meno una sia pur mediata influenza della moneta sui beni reali à la Tobin). In questo caso, gli effetti sulla propensione al rischio si possono spingere fino a causare una crescita progressiva della fragilità finanziaria nel tempo, col rischio di far la fine della famosa rana messa a bollire sul fuoco in una pentola di acqua (all'inizio) fredda.
In conclusione, è assolutamente vero che quando occorre andare in guerra, ci si attiva per avere tutto quanto sia necessario per combatterla, e poi ci si preoccupa di come fare a ripagare i debiti accumulati (che, andassero male le cose, verrebbero magari di fatto o di diritto ripudiati: si vedano, tra gli altri, i default di Impero Ottomano e Germania, ad esempio). Ma bisogna tener presente che, qualunque soluzione venga poi implementata, questa avrà il suo inevitabile corredo di costi e benefici, di punti di forza e punti di criticità. E probabilmente, in ogni caso, sarebbe bene iniziare a farsi una idea del quadro anche istituzionale che sarà necessario sviluppare. A volte, il fattore tempo può pesare davvero tanto. Con la piccola osservazione, a margine, che la sostenibilità del debito verrà valutata anche alla luce di come le risorse ottenute a prestito, che quel debito hanno generato, saranno state spese.

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