domenica 28 febbraio 2021

La citazione del giorno - Fulvio Martini

"Nessuno conosceva le mie idee, prima che io diventassi direttore del Sismi; nessuno me le aveva chieste e io non le avevo mai manifestate. Votavo come un cittadino qualsiasi, non facevo propaganda, la mia simpatia politica non ha mai influenzato alcuna delle mie azioni". Ho sempre avuto le mie convinzioni del tutto personali, me le sono tenute, e se devo dire la verità non le ho mai cambiate".

 

Fulvio Martini (1923-2003), "Nome in codice: Ulisse"

 

martedì 23 febbraio 2021

Appunti Vintage - Valutazioni, cessioni, mercato

Continuo la serie di appunti "vintage", con tanto di tag per poi ritrovarli tutti, basata sul rinvenimento di miei vecchi e destrutturati appunti nello "slack space" in senso lato. 

Altro messaggio in capsula, altre annotazioni, stavolta provenienti dall'Anno del Signore 2007. Con il fattore liquidità a farla da padrone... qualcosa che non ci avrebbe abbandonato per lungo tempo. Tempo di lenzuolate e di Playstation 3.

All'epoca, annotavo un certo attivismo da parte dei fondi di "private equity", che sembrava però a volte concretizzarsi in uno scambio di azioni all'interno di un club esclusivo, formato da nomi famosi quanto ricorrenti.

Oziosamente rimarcavo, sul "pizzino" elettronico ritrovato, che in verità non ci sarebbe nulla di male, salvo quando la finanza diviene l'elemento preponderante di una operazione, rispetto a piani industriali concreti.

In un altro file, fissavo scampoli de "L'espresso" n. 3 del 25.1.2007, che dedicava un dossier a questi organismi di investimento, titolato "La legge delle locuste", estraendo dallo stesso il riferimento a qualche operazione che in effetti poteva far inarcare qualche sopracciglio.

Quale sarebbe il punto, secondo il mio giovane clone di quattordici anni fa? Semplicemente, in alcuni casi non sembravano esserci giustificazioni ben definite per incrementi più che generosi, e in periodi di tempo relativamente circoscritti, delle valutazioni applicate alle medesime aziende. Anzi, il dossier faceva notare che, in qualche caso, la società oggetto degli scambi aveva visto la propria redditività diminuire nell'intervallo fra le transazioni.

Eppure i prezzi continuavano a salire e le banche, facilitate dall'abbondanza di liquidità, continuavano a finanziare queste operazioni. Peraltro, finché fosse durato, tutti ci avrebbero guadagnato.

Sul tema, ecco un altro appunto dal passato vergato in una data precisa. Da "Il Sole 24Ore" del 26.1.2007 annotavo questa citazione: "Per spiegare una delle tante cattive abitudini delle società di calcio si può ricorrere alla metafora del cane che vale due milioni di Euro. Il valore però non viene saldato con denaro, ma attraverso lo scambio con due gatti, ciascuno valutato un milione".

E ancora: "... l'ultima frontiera del doping amministrativo, la cessione del marchio fatta da molti club (non tutti) a se stessi, certificata da perizie di autorevoli professori e commercialisti".

Conclusione. Cambiano, i tempi, cambiano le questioni, ma alcuni tratti rimangono più o meno immutati. Come sempre, "conoscere per deliberare": è opportuno che ciascuno definisca una propria opinione informata, piuttosto che prenderla a prestito da terzi. E questo anche in tempi di liquidità (più o meno forzatamente) abbondante. Pena la diffusione di pratiche non proprio funzionali allo sviluppo di un capitalismo sano e, più in generale, per lo sviluppo della società. Purtroppo, l'eccesso di liquidità può, alla lunga "obnubilare" le menti, rendendo forse i meccanismi di mercato - che hanno bisogno di un fisiologico attrito per poter funzionare correttamente - troppo lubrificati. Ma con un lubrificante che rischia, alla lunga, di deteriorare gli ingranaggi stessi.

sabato 20 febbraio 2021

Brexit means Brexit... riflessioni su uno slogan

“Brexit means Brexit”. Uno slogan talmente ripetuto oltremanica da divenire quasi un mantra. Utilizzato in mille occasioni diverse da mille persone diverse.

Già, ma uno slogan generalmente dovrebbe poggiare su basi condivise. Su una strategia almeno a larghe linee ben definita. Su un comune sentire omogeneo.

Pare non sia così nella società dello spettacolo dei nostri giorni.

Mi si scuserà una buona dose di "serendipity", se vogliamo così definirla, nel citare un articolo proveniente da tutt'altro contesto: "Cyber ‘Deterrence’: A Brexit Analogy", pubblicato a metà Gennaio e reperibile qui.

Mi sono riproposto, salvo rare eccezioni, di mantenere i post in questo spazio di riflessione in dimensioni accettabili, se non telegrafiche.

Andiamo dunque subito al punto. Ciaran Martin, autore dell'articolo che si diceva (nonché capo del National Cyber Security Centre del Regno Unito dal 2014 al 2020), fa' due affermazioni ben precise:

1) lo slogan funzionava perché nessuno in realtà comprendeva appieno cosa volesse significare, e dunque tutti potevano interpretarlo come meglio ritenessero;

2) lo slogan faceva sembrare la Brexit come qualcosa di tutto sommato semplice.

Ecco. Si tratta di due affermazioni dirette e condivisibili, che nella loro "rapidità" fanno luce su quanto "umorale" e superficiale possa arrivare ad essere la società dello spettacolo oggi.

E dunque quanto possa divenire instabile e densa di incognite...

 

PS: Annotazione a margine, che non ha nulla a che vedere con il post, ma lo ha, già che ci troviamo, con l'oggetto dell'articolo citato. E visto che questo spazio serve anche come note di servizio per me stesso, registro questo passaggio molto chiaro:

"Cybersecurity... is about the security of the digital homeland: of the networks and devices and digital services and capabilities on which our societies depend. It’s about the protection of everything online from consumers to corporations to personal data to state secrets. Cyber power, on the other hand, is the protection of national security from any type of threat where the use of cyber capabilities might be appropriate to further that goal, as well as the projection of state power for any relevant policy goal through cyber capabilities. Therefore, cybersecurity is not a subset of cyber power, and the aim of cyber power is not cybersecurity."

 

giovedì 11 febbraio 2021

La citazione del giorno

Oggi mutuo la citazione del giorno dalla prefazione di Gennaro Vecchione, capo del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a "Leggiamo l'intelligence. Per una bibliografia ragionata (ma non troppo) sulla funzione informativa, la storia, i protagonisti, le discipline", interessante pubblicazione consultabile qui.

"Eppure, non è questione di numeri. La vera scommessa è spargere altri semi, aggiungere valore, ché le informazioni, cuore dell’attività dei Servizi Segreti, si rivelano davvero utili solo nella misura in cui se ne rafforza l’efficacia conoscitiva. Per farlo, serve l’osmosi fra i saperi. Serve che le carte e i libri si parlino fra loro. Serve, soprattutto, che i libri vengano letti."

Conoscere per deliberare. E conoscere per pensare. Sempre. E comunque.

 

lunedì 8 febbraio 2021

Ancora su William J. Burns - pensieri sulla PA (passando per il Dipartimento di Stato)

Oggi parliamo ancora una volta di William J. Burns. Ma ne parliamo in maniera un po' diversa.

Infatti, non ci si soffermerà su aspetti di intelligence o su argomenti correlati alla sua posizione nella CIA, bensì su alcuni suoi pensieri relativi al Dipartimento di Stato USA.

E' una sorta di "florilegio ragionato" di citazioni estratto da un articolo pubblicato a fine 2020, dal titolo " How to Save the State Department", scritto assieme a Linda Thomas-Greenfield (sì, proprio quella Thomas-Greenfield che si è dovuta scusare per un discorso retribuito tenuto presso un "Istituto Confucio" chiuso pochi mesi dopo per infiltrazioni del Partito comunista cinese) e consultabile qui.

Le propongo come sono, consapevole che sono estratte dal contesto. Va considerato il momento particolare in cui è stato scritto l'articolo, che dunque contiene molti riferimenti "rudi" in merito all'amministrazione Trump ed a singoli esponenti, da "filtrare" e che comunque non ritroverete di seguito, non foss'altro perché non di interesse in questa sede.

"The wreckage at the State Department runs deep. Career diplomats have been systematically sidelined and excluded from senior Washington jobs on an unprecedented scale".

"Senior leadership positions are increasingly out of reach for career personnel. Over the past few decades, the proportion of political appointees to career appointees at the State Department, reaching down to the deputy assistant secretary level, has grown far higher than at any other national security agency".

"The picture overseas is just as grim, with the record quantity of political appointees serving as ambassadors matched by their often dismal quality".

"In Washington, career public servants who worked on controversial issues during the Obama administration, such as the Iran nuclear negotiations, have been smeared and attacked, their careers derailed".

"No amount of empty rhetoric about ethos and swagger can conceal the institutional damage"

"The ultimate measure of any reform effort is whether it attracts, unlocks, retains, and invests in talent. The last thing the State Department needs is another armada of consultants descending on Foggy Bottom with fancy slide decks full of new ideas about how the department should look."

Fin qui i frammenti del Burns-pensiero.

Rileggendoli di seguito dopo averli selezionati dall'articolo, mi limito ad osservare un dettaglio: sembrerebbe proprio che, generalizzando e mutatis mutandis, si tratti di osservazioni non applicabili esclusivamente al Dipartimento di Stato USA, ma che possano essere di una qualche utilità anche per la nostra Amministrazione. Non da ultimo considerando che si tratta di osservazioni che vengono dalla patria dello spoils system!

E per stasera è tutto. 

venerdì 5 febbraio 2021

America is back... but not like before

E così ecco il primo discorso "iconico" del nuovo presidente USA Biden sulla politica estera. Un discorso riassumibile in quell'"America is back" che è risuonato tante volte in queste ore.

Ma forse il tutto, almeno per il momento, sarebbe meglio ancora riassunto dal titolo scelto dal pezzo della CNN che trovate qui: " Biden signals that America is back, but not like before". Aggiungendo, si direbbe per ora appropriatamente, che "We still don't really know what America is back means yet".

Comunque, il discorso è consultabile nella sua versione originale sul sito della Casa Bianca.

Non mi addentro più di tanto nel commento. Di commenti se ne trovano già tanti in rete, e molto autorevoli!

Mi limito a continuare a seguire un po' quel filo rosso che avevamo identificato in alcuni scritti di Burns e di Sullivan. In particolare quel filo rosso che ricomprendeva, tra le altre cose, la caduta degli steccati tra politica interna e politica estera, nonché la considerazione che "Smart foreign policy begins at home, with a strong democracy, society, and economy".

Su queste basi, segnalo e mi annoto un paio di passi del discorso di Biden, che sembra iniziare a muoversi in coerenza con (alcune delle) "posizioni filosofiche" di cui avevamo parlato nei post che ho citato.

1. "We will compete from a position of strength by building back better at home, working with our allies and partners, renewing our role in international institutions, and reclaiming our credibility and moral authority, much of which has been lost"

2. "America is back. America is back. Diplomacy is back at the center of our foreign policy".

3. "There’s no longer a bright line between foreign and domestic policy. Every action we take in our conduct abroad, we must take with American working families in mind. Advancing a foreign policy for the middle class demands urgent focus on our domestic economic renewal".

E per stasera ci fermiamo qui.

 

giovedì 4 febbraio 2021

Citazione del giorno - Letta e lo spirito bipartisan dell'intelligence

"Nella matrioska dei paradossi romani, vicino al lettismo istituzionale è il lessico del sito Dagospia, che di recente ha osservato: «La continuità dei Servizi, soprattutto se ben gestiti e cresciuti, è la cosa principale da tutelare per la tenuta dell’apparato stesso» Lo spirito bipartisan dell’intelligence coltivato da Letta trova la sua realizzazione nella legge 3 agosto 2007 n. 124 e nell’istituzione del dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza a Palazzo Chigi. Questo spirito della sicurezza, nello schema di Letta, non si limita all’intelligence, ma è ambizione di unità di intenti, sentimento comune delle Forze armate e della burocrazia prefettizia."

da Alessandro Aresu, "Così si diventa Gianni Letta", su Limes 8/2018 (Stati profondi, gli abissi del potere), consultabile qui. (la citazione di Dagospia è invece presa da qui).

 

martedì 2 febbraio 2021

I giovani e la crisi

Chi si è trovato a terminare i propri studi durante un periodo di crisi economica, ricorda bene cosa questo significhi. Che sia la crisi del 1992, o una di quelle più recenti, ciò ha sempre implicato maggiori difficoltà, o quanto meno una contrazione dell'ambito delle possibili scelte.

E ora abbiamo di fronte una crisi diversa da tutte le altre; in parte, abbiamo migliorato alcune risposte (paradigmi monetari mutati, una meno precaria capitalizzazione del sistema bancario, etc...); ma in parte, lo sappiamo, siamo di fronte a territori inesplorati.

Il Fondo Monetario Internazionale sottolinea soprattutto le conseguenze per i giovani, pubblicando sulla propria rivista F&D (Dicembre 2020) un intervento di Hannes Schwandt (Northwestern University) e Till Von Wachter (UCLA), dal titolo molto esplicativo "The Long Shadow of an unlucky start", reperibile qui.

Val la pena di leggere l'intervento, breve e preoccupante nella sua sinteticità. In estrema sintesi, gli autori sottolineano che da un lato la recessione generata dal COVID-19 implicherà, come ovvio, un inizio difficile di carriera per i nuovi entranti sul mercato del lavoro. Dall'altro, è possibile che per un periodo di tempo molto lungo (decenni) essi saranno a rischio non solo di guadagnare meno, ma anche di commettere più crimini, avere una vita familiare meno soddisfacente e forse anche morire prima di persone in cerca di lavoro in situazioni più fortunate

Questo almeno è quanto emerge da una serie di studi riferiti non solo agli USA, ma anche di altri Paesi, quando invece, tradizionalmente, gli economisti erano abituati a considerare boom e crolli economici come fenomeni temporanei.

Se ricordate, ne avevamo già parlato qui e qui un paio di mesi fa. Le conseguenze di questa crisi rischiano di essere a lungo termine, e soprattutto di aumentare il livello di disuguaglianza a livello globale, elemento che, per inciso ed a prescindere da considerazioni di natura etica, tende comunque a rappresentare un fattore di fragilizzazione del sistema.

Lascio ovviamente alla consultazione dell'articolo su F&D i dettagli sulle cifre e sulle considerazioni ivi presentate.

lunedì 1 febbraio 2021

Citazione del giorno

"L’intelligence è la capacità di selezionare informazioni necessarie per assumere decisioni, nel proprio interesse o in quello generale". (...) "L’inatteso, l’improbabile e l‘imprevisto possono trovare nella parola «intelligence» una chiave interpretativa fondamentale per il XXI secolo"

Mario Caligiuri (X Appendice della ‘Enciclopedia Italiana’ pubblicata dall’Istituto Treccani, richiamata da "reportdifesa.it")

 

MICE, ovvero della natura umana

Denaro/Ideologia/Coercizione (o compromissione)/Ego. In italiano l'acronimo risulterebbe DICE (dado). Ma, salvo che per gli amanti dei g...