Continuo la serie di appunti "vintage", con tanto di tag per poi ritrovarli tutti, basata sul rinvenimento di miei vecchi e destrutturati appunti nello "slack space" in senso lato.
Altro messaggio in capsula, altre
annotazioni, stavolta provenienti dall'Anno del Signore 2007. Con il fattore liquidità a farla da
padrone... qualcosa che non ci avrebbe abbandonato per lungo tempo. Tempo di lenzuolate
e di Playstation
3.
All'epoca, annotavo un certo
attivismo da parte dei fondi di "private equity", che sembrava però a
volte concretizzarsi in uno scambio di azioni all'interno di un club esclusivo,
formato da nomi famosi quanto ricorrenti.
Oziosamente rimarcavo, sul
"pizzino" elettronico ritrovato, che in verità non ci sarebbe nulla
di male, salvo quando la finanza diviene l'elemento preponderante di una
operazione, rispetto a piani industriali concreti.
In un altro file, fissavo
scampoli de "L'espresso" n. 3 del 25.1.2007, che dedicava un dossier
a questi organismi di investimento, titolato "La legge delle locuste",
estraendo dallo stesso il riferimento a qualche operazione che in effetti
poteva far inarcare qualche sopracciglio.
Quale sarebbe il punto, secondo
il mio giovane clone di quattordici anni fa? Semplicemente, in alcuni casi non
sembravano esserci giustificazioni ben definite per incrementi più che generosi,
e in periodi di tempo relativamente circoscritti, delle valutazioni applicate alle medesime aziende. Anzi, il
dossier faceva notare che, in qualche caso, la società oggetto degli scambi aveva
visto la propria redditività diminuire nell'intervallo fra le transazioni.
Eppure i prezzi continuavano a
salire e le banche, facilitate dall'abbondanza di liquidità, continuavano a
finanziare queste operazioni. Peraltro, finché fosse durato, tutti ci
avrebbero guadagnato.
Sul tema, ecco un altro appunto
dal passato vergato in una data precisa. Da "Il Sole 24Ore" del
26.1.2007 annotavo questa citazione: "Per spiegare una delle tante cattive
abitudini delle società di calcio si può ricorrere alla metafora del cane che
vale due milioni di Euro. Il valore però non viene saldato con denaro, ma
attraverso lo scambio con due gatti, ciascuno valutato un milione".
E ancora: "... l'ultima frontiera
del doping amministrativo, la cessione del marchio fatta da molti club (non
tutti) a se stessi, certificata da perizie di autorevoli professori e
commercialisti".
Conclusione. Cambiano, i tempi,
cambiano le questioni, ma alcuni tratti rimangono più o meno immutati. Come
sempre, "conoscere per deliberare": è opportuno che ciascuno
definisca una propria opinione informata, piuttosto che prenderla a prestito da
terzi. E questo anche in tempi di liquidità (più o meno forzatamente) abbondante.
Pena la diffusione di pratiche non proprio funzionali allo sviluppo di un
capitalismo sano e, più in generale, per lo sviluppo della società. Purtroppo, l'eccesso
di liquidità può, alla lunga "obnubilare" le menti, rendendo forse i
meccanismi di mercato - che hanno bisogno di un fisiologico attrito per poter
funzionare correttamente - troppo lubrificati. Ma con un lubrificante che
rischia, alla lunga, di deteriorare gli ingranaggi stessi.