Leggo Schäuble. Leggo Rodrik. Leggo Tria, che ha letto Schäuble e Rodrik. Assimilo dati e notizie, cercando di formarmi una idea del "new normal" che verrà.
Insomma, un oscuro scrutare, tanto per dare spazio a qualche richiamo letterario.
Oppure, ove si preferisse qualcosa di più epico, lo scrutare di un ultimo, sopravvissuto Palantir (no, non la nota società!) per vedere - quasi indovinare - qualche frammento della realtà che verrà.
Che poi, anche la logica della Palantir (stavolta sì, proprio la società) potrebbe essere utile a classificare dati, discorsi, previsioni di oggi per cercare di estrapolare la realtà di domani: gli "oggetti" utilizzati dalla Palantir in fondo possono essere qualsiasi cosa, e si raggruppano in tre principali categorie: entità, eventi e documenti. Certo, l'analogia è un po' forzata, ma, mutatis mutandis, in fondo nemmeno tanto (e poi, questi sono sempre, come da titolo del blog, pensieri in libertà!).
Ma torniamo al discorso principale. La verità è che nessuno, fino ad oggi, sa con precisione cosa ci aspetta una volta usciti dall'emergenza economica connessa a quella sanitaria.
E questo riguarda non solo l'andamento dei flussi, ma anche (e non secondariamente), la sistemazione degli stock.
Cosa non convince fino in fondo nelle ipotesi di Schäuble? A parte i dettagli tecnici, in generale è un senso di "dogmaticità". Una dogmaticità che può portare - ed ha portato - ad errori anche non negligibili.
Ora, come è noto, chiunque di noi utilizza, che ne sia conscio o meno, una serie di chiavi interpretative, quasi verrebbe da dire di "filtri", per interpretare la realtà (ammesso che di realtà univoca si possa parlare, ma evitiamo di scivolare in questioni di natura metafisica più ancora che filosofica).
Insomma, ciascuno di noi ha il proprio nucleo infalsificabile "kuhniano" che gli fa considerare più o meno (o per nulla) i diversi aspetti di una determinata questione. Il nucleo su cui ciascuno costruisce la propria, personale, visione della realtà.
Non sarebbe però male essere consci dei propri filtri (non è facile...), e comunque cercare di rivolgere il proprio sguardo anche al di fuori delle "bolle" informative e di scambio di ciascuno, per cercare di integrare quei filtri, o quanto meno di manutenerli.
E magari cercare di non "chiuderli" o "aprirli" completamente. Il fatto che Schäuble ometta una parte importante della esperienza hamiltoniana che sarebbe importante nel suo ragionamento non vuol dire (necessariamente) che sia in mala fede, o che sia un partner inaffidabile con cui discutere e trattare. Tutt'altro.
Significa solo che rimane figlio di una certa cultura. Il che, per inciso, vale anche per noi e per chiunque altro.
In fondo, il passato in qualche modo si ripete.
Quando, negli anni Novanta "del secolo scorso" (specificazione inutile in questo caso, ma che fa tanto "eleganza"), iniziò una crescita decisa del mercato dei derivati da un lato, e di quello dei titoli strutturati dall'altro, più o meno il "consensus" diceva che questa crescita decisa avrebbe costituito un elemento positivo in quanto l'affermarsi dei derivati (e dei titoli strutturati) avrebbe consentito al rischio di allocarsi, in definitiva, presso le entità più attrezzate per gestirlo al meglio. Non andò esattamente così.
Cosa mancava all'epoca? E cosa occorrerebbe anche oggi per evitare di ripetere taluni errori?
Ebbene, se volessimo riassumere il tutto in una sola parola, occorre equilibrio.
Equilibrio tra fautori della crescita a tutti i costi e fautori della stabilità "alla Duisenberg" già quando era ancora presidente della banca centrale olandese (il Duisenberg dell'Aprile 1992 che, ad esempio, affermava che "The key is the that the primary aim of economic and monetary union is now a limited but important one, to aim at price stability. By definition everything else is subordinated to that").
Equilibrio tra utilizzo della politica monetaria ed utilizzo della politica fiscale, ché solo un utilizzo combinato e coordinato degli strumenti può massimizzare i risultati cercando di ridurre gli effetti collaterali.
Equilibrio tra esigenze sanitarie, esigenze di ristoro, ed esigenze di bilancio, poiché, se si passa la metafora, le leggi della fisica possono essere anche sospese per un po', ma sono sempre lì dietro l'angolo (viene in mente l'aereo che esegue una picchiata estrema per simulare la mancanza di gravità al proprio interno).
Ce ne servirà tanto, di equilibrio, declinato ovviamente in maniera "dinamica", che consenta di seguire sì una rotta tra i marosi, ma di adattarla tempo per tempo alla configurazione dei marosi stessi.
E questo ancora di più in una Europa che non è un vero e proprio stato federale.
Il tutto "incapsulato" in una paziente visione di lungo termine. Molto paziente e molto di lungo termine.
Non c'è una ricetta, non c'è una soluzione giusta a priori. Qualsiasi intervento istituzionale dovrà essere ampio, articolato ed esteso, nel tempo e nello spazio.
E noi dovremo essere sempre con lo sguardo rivolto al futuro, i piedi nel presente, ed i ricordi nel passato.
Non sarà facile. Non sarà breve, Ma su questa partita ci giochiamo il nostro futuro ed ancora di più quello di chi verrà dopo di noi.
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