Mi è capitato di leggere un post su Linkedin di Stefano Gelmetti, condiviso da Marco Piredda.
Parlava delle bizzarrie e delle fluttuazioni delle carriera, ma la parte che più mi ha colpito e mi ha innescato un attimo di riflessione è stata quella finale:
"Cosa ripaga nel lungo periodo?
Trattare gli altri con rispetto, gentilezza, onestà, trasparenza. Ti sarà riconosciuto. Te lo riconoscerai.
Il modo in cui tu tratti le persone quando sei in una fase ascendente o in una posizione di potere sarà il modo il modo in cui le persone tratteranno te quando vivrai una fase discendente o di ripiego.
Impegnati per diventare una persona di valore, non di successo.
Il successo va e viene, è per gli altri. Il valore è per sempre, è per te."
L'estensore del post specificava poi, a latere, di non aver scritto questo passo con l'intento di sottolineare una motivazione utilitaristica, come potrebbe sembrare leggendolo da una certa angolazione.
Ecco. Sembra banale, ma ogni tanto occorre fermarsi a pensare, senza scomodare Toennies, all'"ufficio-comunità" oltre che all'"ufficio-società".
Che poi, a ben vedere, più che idealtipi contrapposti possono (devono?) essere invece considerati come complementari. Da un lato abbiamo la comunità caratterizzata dal senso di appartenenza, dall'altro la moderna organizzazione basata sul sinallagma (e sulla razionalità, seppur assolutamente limitata, per lo meno nel senso di Simon).
E quindi ecco le persone, le loro aspirazioni, i loro desideri, le loro inclinazioni, le loro capacità hard e soft.
Naturalmente, non è facile contemperare i due aspetti. E chiunque, capi compresi, subisce lo stress, ha le proprie questioni extralavorative, e talvolta può perdere le staffe. Stress e problemi della vita possono, in alcuni momenti, lasciare segni più profondi del consueto. A chi scrive, come a gran parte degli esseri umani, è capitato. Non spesso, per fortuna... l'importante forse è rientrarci quanto prima, nelle staffe.
Quante volte abbiamo sentito dire che tizio o caia sono tipi "tosti" per poi verificare di persona che in realtà la relativa caratteristica predominante è quella di possedere un cattivo carattere, talvolta associato ad una visione focalizzata sul brevissimo termine. Caratteristica che può essere di aiuto sotto taluni aspetti, ma decisamente di intralcio sotto altri, e questo anche in relazione all'andamento complessivo dell'unità.
Ma alla fine, lo sappiamo, i rapporti umani contano. Anche il più inaccessibile dei top manager ha comunque rapporti con una cerchia di collaboratori stretti. Ed in questa cerchia, il proprio stile di leadership "immediata" conterà.
Insomma... "trattare gli altri con rispetto, gentilezza, onestà, trasparenza". Non sempre è possibile per mille motivi. Tempo, numerosità degli "altri", vincoli di riservatezza. Ma dovrebbe essere un obiettivo comune a tutti.
E per quanto riguarda valore e successo, sembra proprio che di questi tempi il rapporto esistente fra loro sia quanto meno molto complesso. Che poi, entrambi i concetti possono essere declinati in tanti modi...
Ricordare di essere una persona tra persone, quale che sia il proprio ruolo in quel momento. Ricordare di essere parte di una squadra, e ciò a prescindere da quanti e quali componenti ci sia stato consentito scegliere.
Me lo appunto come un "memento", in questa breve riflessione che poco ha in comune con tutte le altre di questo blog. Ma, appunto, si tratta di pensieri (non solo) economici in libertà...
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