Festeggiamo, ai sensi del Regolamento UE n. 600/2014 (MiFIR - Markets in Financial Instruments), nonché dell'articolo 7-bis del TUF, la rinascita dell'articolo 11 della legge 77/83, o almeno di quello che fu l'art 129 del Dlgs. 385/93 (TUB) nella sua versione originaria (che comunque era depotenziata)? Chissà, magari tra poco si rinverdiranno i fasti del fu servizio VPA della Banca d'Italia, risorgeranno gli articoli 2, 44 e 45 della vecchia legge bancaria.. che si rispolverino i Modelli 83/Vig e venga finalmente ristabilito l'ordine! Una lunga linea ininterrotta collega le odierne schiere del Servizio Stabilità finanziaria del Dipartimento Economia e statistica con i tempi gloriosi della Vigilanza!
Ok, ovviamente scherzo. E chi fosse riuscito a seguire questo apparente delirare, volutamente iperbolico, avrà già capito che sto parlando di "Product Intervention" e probabilmente si è anche concesso una sonora risata. Le previsioni in materia di "Product Intervention (Ndr: il potere di vietare o limitare la commercializzazione, la distribuzione o la vendita di strumenti finanziari e depositi strutturati, nonché di attività e pratiche finanziarie collegate) mi trovano, tra l'altro, pienamente concorde.
Per tutti gli altri, invece, il pensiero al centro della riflessione di oggi riguarda i corsi e ricorsi storici. Sempre per mantenersi per quanto possibile sintetici, la questione è che i grandi mutamenti nell'assetto normativo-istituzionale sono frequentemente il risultato di molteplici spinte: la "necessità" del mutamento (o la presa d'atto dello stesso), il contesto internazionale, il tentativo di migliorare le cose, e, talvolta, anche le mode.
Attenzione, non (necessariamente) mode in senso frivolo, sia chiaro. E' solo che, talvolta, in certi momenti storici, il pendolo oscilla verso determinate direzioni, e càpita che non solo si materializzino conseguenze inintenzionali di azioni intenzionali, ma vi sia proprio un oblio generalizzato di alcuni fondamentali, con relativa eclissi di tutta una serie di considerazioni o di trade-off.
Per dirla con le parole di Robert Skidelsky in un suo articolo intitolato "The End of Efficiency", "Economists are normally keen to speak of trade-offs. But they have been strangely blind to the need to trade off efficiency for sustainability – that is, to broaden their concept of efficiency to one of efficiency over time. This is largely because contemporary economists’ equilibrium models make no provision for time, and regard the future as simply an extension of the present. What is efficient today will be efficient tomorrow and always" (qualche considerazione in merito la si era fatta anche qui).
Insomma, seguire il consensus può portare a perdere di vista, se lo si fa acriticamente, talune conseguenze di lungo periodo. Ed a inscenare rivoluzioni "kuhniane", seguendo un nucleo di asserti infalsificabili che danno risposte a determinate istanze, ma non ad altre.
Ricordo alcune discussioni ed alcune considerazioni che ebbero luogo al passaggio tra la vecchia legge bancaria ed il nuovo testo unico in merito alle conseguenze implicite dei nuovi assetti, proprio con riferimento alla emissione ed all'offerta di valori mobiliari. Regole più snelle e perdita di poteri da parte delle autorità preposte ai mercati, implicano una necessaria maggiore responsabilità degli utenti di quei mercati, oppure, in subordine, la "brutale" esclusione di una parte di quegli utenti da alcuni segmenti dei mercati stessi.
Naturalmente, quando il pendolo oscilla, e si cerca di esporre le ragioni che consiglierebbero una maggiore prudenza nel considerare le conseguenze di determinate scelte che possono anche essere definite "politiche" in senso alto, si ha spesso poco successo.
Poi, anni dopo, ci si trova ad assistere più o meno alle medesime discussioni che, alla fine, sfociano in soluzioni simili a quelle che ci si era lasciati alle spalle. E questo perché alcune questioni erano state semplicemente superate (ignorate) in quanto ritenute non più di interesse per i motivi che si diceva poco fa.
Dopo di che, iniziano a verificarsi ed a cumularsi le conseguenze che erano state previste, ma non "accettate". E quando il cumularsi di questi fenomeni produce guasti tali - attuali o potenziali - da non poter più essere ignorati e/o da renderne la trattazione di nuovo "alla moda", ecco che ne scaturiscono mutamenti normativo-istituzionali che appaiono, mutatis mutandis, quasi un ritorno non al futuro, ma al passato. Un ritorno magari appropriato!
Pare che le cose funzionino spesso così, probabilmente in virtù della psicologia umana. Però, a costo di sembrare un po' "bastian contrari", è forse comunque bene, nei luoghi e nelle forme opportuni, manifestare i dubbi che dovessero sorgere soprattutto in merito a scelte "radicali". E cercare, come sempre, di anticipare - almeno un po' - il futuro.
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